Con la crisi, mai più superata dei primi Anni Settanta si chiude la prima parte della storia dell’hockey ligure. Lo abbiamo attraversato dalla preistoria (1844-1935) con i primi incontri a Sanremo e Bordighera nel 1902, per arrivare alla storia antica (1936-1943) ovvero dall’intuizione giunta dai giochi di Berrino alla sosta dovuta agli eventi bellici e alla guerra civile sino a quel punto ricca di scudetti littoriali e convocazioni azzurre. Infine il medioevo dell’hockey italiano (1945-1973) dalla fine della guerra alla nascita della federazione: periodo dai due volti: il primo ancora pieno di trionfi e soddisfazioni, il secondo portatore di delusioni, salvo gli esordi dell’hockey femminile, sino alla crisi irreversibile
Nella foto una formazione largamente incompleta del CUS Genova campione in carica nel 1973: in piedi da sinistra Emanuela Santolini, X, Maura Carrega, Isa Murru, Franco Ferrero, Elena Pedemonte, Lella Caivano, Sandra Vio, Antonella Pedemonte; accosciate Anna Maria Berninzone, Ilaria Peruzzi, Ina Irrera, Gabriella Santolini, Stefania Guazzi
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Gli Anni Settanta certificarono la definitiva uscita dell’hockey ligure maschile dal Gotha nazionale. Nessun genovese, tanto meno un ligure, vestì la maglia azzurra delle nazionale A. Sino al terzo millennio nessuna formazione della regione tornò in prima divisione. Tre le cause: due remote e l’altra comunque persistente da tempo. Genova e la Liguria dalla comparsa dell’hockey al 1973 – e in seguito sino al 1994 – non ebbero mai un campo dedicato all’hockey, comprese le stagioni degli scudetti il peregrinare sulle riviere era un fatto usuale.
Una situazione descritta così già nell’estate 1958 dal giornalista genovese Giuseppe Castelnovi1 in un suo articolo su Hockey e Pattinaggio “Praticamente l’hockey a Genova non ha un campo. Si sa quanto Genova sia infelice e povera in tema di attrezzature sportive. Non tanto per l’inettitudine o l’incapacità delle autorità competenti quanto soprattutto per la struttura e la configurazione della città stessa, che se da una parte può essere interessante attrattiva per il turista dall’altro diventa una pesante palla di ferro ai piedi dei praticanti, quegli sport che vengono abitualmente definiti minori. A Genova, i campi, i terreni di gioco non scarseggiano, mancano”. Questa situazione impedì – non si pretende la nascita di una tifoseria organizzata – il formarsi di un un gruppo stabile di amici, parenti, appassionati, ex praticanti che potessero ritrovarsi a loro piacimento in un luogo stabile e noto.
L’impianto più utilizzato sino dal 1938 fu lo stadio della Shell poi Nafta infine Carlini, ma con lunghissime pause nel tempo. Lo sfratto pe l’hockey coincise con la retrocessione del 1968 e avviene quindi prima della chiusura del Carlini per ristrutturazione del 19722 . Così nel 1969, l’hockey genovese fu esiliato al campo dell’Aeroporto a Cornigliano in quella che era una landa desolata a bordo pista, lì furono posate le porte, tracciato il perimetro di gioco con il gesso e il cui spogliatoio fu a lungo una baracca in metallo senza servizi igienici. Ermanno Bacchiega nel suo “Hockey Bondeno che storia” ha ben descritto lo stato del campo di Cornigliano nel 19713.La baracca di legno l’anno successivo fu sostituita dal capannone metallico prima descritto, ma di docce sempre manco a parlarne.
Malgrado la supremazia tecnica manifestata per oltre un ventennio e comunque la resilienza nel decennio successivo Genova non fu mai rappresentata politicamente a livello sportivo nazionale, questa la seconda causa. Lo furono Roma, Bologna, Milano, Cagliari, Macerata, Torino ma Genova mai4. Nel 1973, col nascita della FIHSP anche Firenze, Bra, Villafranca e Vigevano ebbero rappresentanza.
La terza motivazione – non certo l’ultima per importanza – fu la totale assenza di allenatori degni di questo nome. Malgrado negli Anni Quaranta Sommariva e Lora, poi Gennaro a Helsinki e successivamente Bolognesi nel 1959-1960 e ultimo Arnaldi fra il 1961 e il 1967 ricoprirono l’incarico di allenatore o CT azzurro va detto che i primi tre non lasciarono traccia alcuna e di fatto non parteciparono alla vita dei club genovesi; Gigetto Bolognesi, grande attaccante e persona squisita non ebbe né le competenze né tantomeno il carisma per fare l’allenatore. Infine, L’incompetenza di Arnaldi – senza entrare nel dettagli del carattere o dei comportamenti – è unanimemente riconosciuta da chi lo conobbe.
Con questi macigni sulle spalle il Genova HC si presentò alla serie B 1970 e al suo secondo campionato cadetto retrocesse in C. Per contro la Libertas dei tre fratelli Puccioni e di Andrea Consigliere con i giovani Murru e Astengo, gli unici che ebbero un seguito hockeistico, conquistò la serie B superando in finale 2-0 i Vigili Urbani Cagliari e 1-0 la 3 Elle Vigevano. Messo ai margini Arnaldi – con l’assenso di Bolognesi – la Libertas Genova, che diventò Athletic Club Pio X Albaro prese i pochi giocatori esperti rimasti in gialloblù e li vestì con il verde giallo dell’Athletic5 . Il Genova HC ripartì – sempre con la disastrosa guida Arnaldi – con i giovani nati fra il 1952 e il 1956 più il “libertino” Amedeo Domina e il rodigino Giancarlo Sattin dalla serie C e dalla juniores.
L’Athletic Libertas andò in difficoltà con i numeri così nel 1972 si rese necessaria la vera e propria fusione con il Genova HC che aveva fatto fare esperienza ai suoi juniores. La panchina fu affidata a un altro incapace Guido Occhiuto con la presenza impalpabile di Gigetto Bolognesi come DS. Eppure la squadra – rinforzata da due cagliaritani in divisa l’amsicorino Giuseppe Loi e il vigile Giovanni Chegia – con l’esplosione di giovani atleti come Angelo Saba, Amedeo Martini e Paolo Sirigu per due anni di fila sfiorò il rientro in serie A prima superata dall’HTC Roma sponsorizzata Fernet Branca, poi dal CUS Bologna.
Il Savona HC rimase in serie C ebbe però la gioia del secondo posto della compagine allievi dietro il cento CONI Roma nella finale nazionale 1968. Quando e quando stava per alzare un po’ il capo con il settore giovanile nell’estate 1973 arrivò la scissione di Carlo Colla che provocò la nascita del nuovo Liguria HC. Il settore giovanile savonese nei nomi fu sempre molto fluido ad esempio nel 1967 US Albisola e HC Liguria parteciparono al campionato juniores, ma i serbatoio era sempre quello manovrato dal prof. Eliseo Colla.
Per fortuna a risollevare le sorti e schiarite le tinte fosche del quadro che ho rappresentato arrivarono le imprese del CUS Genova femminile che aveva accolto nel frattempo le ragazze del Red Tigers e quelle della Libertas nata proprio nel 19706.
Dopo la finale persa nel 1969 dal Red Tigers la squadra passò alla conduzione del duo Andrea Consigliere – Franco Ferrero che cooptarono le due migliori giocatrici della Libertas Genova, gli arcigni difensori Elena Muselli poi azzurra e Isa Murru, decretando di fatto la scomparsa della formazione messa in piedi due anni prima dai fratelli Puccioni. La finale contro il Leonardo da Vinci Roma fu decisa dai gol di Emanuela Santolini e Luciana Basso.
Nel maggio 1971 a Riva del Garda, l’HC Buscaglione scucì lo scudetto alle genovesi per differenza reti pareggiando la finale 0-0 con il CUS privo della bomber Emanuela Santolini e del difensore Acca. L’alternanza continuò nel 1972 – anno in cui il CUS iscrisse per primo il suo nome nell’albo d’oro del campionato indoor – nella fase finale giocata a Grosseto dal 2 al 4 giugno, il CUS Genova prevalse 1-0 su CUS Roma e Zabov e 2-0 su Lorenzoni. Intanto, il CUS si aggiudicò pure la Coppa Italia 1972, la prima mai giocata in campo femminile, ma perse la finale del 1973 contro la Libertas San Saba. I segnali di decadenza si palesarono nel 1973 quando il CUS fu solo quarto nella finale a 5 giocata a Roma.
Le ragazze genovesi, (Elena Muselli, Lucia Bozzo, Lella Caivano, Anna Maria Berninzone, Emanuela Santolini) parteciparono nel 1971 ai primi esperimenti di nazionale nel 1971 nel quadrangolare Italia, Nord, Italia Centro Sud, Cecoslovacchia e Francia-Alpi Marittime di Riva del Garda e nel 1972 al torneo Internazionale di Roma del 29/9-1/10, a cui partecipò la selezione francese.
Di tutt’altro tenore, ma dai risvolti futuri ancor più rilevanti furono due iniziative nate nel 1973, propio pochi mesi prima della costituzione della FIHSP. L’’idea dei fratelli Sirigu. Paolo che frequentava il primo anno dell’istituto tecnico per il turismo Firpo e Renato l’anno integrativo dell’istituto magistrale Manzoni. Ignari del fatto che un quarto di secolo prima Genova vide già un campionato studentesco per istituti superiori coinvolsero oltre le loro due scuole con i rispettivi insegnati anche il liceo scientifico Cassini e il classico D’Oria dando vita a un campionato di hockey ridotto a 5 più il portiere che si giocò in primavera sul campetto della chiesa di Quezzi. Nel contempo Lella Caivano provocò una leva alla scuola media Colombo. L’hockey genovese che rischiava l’estinzione riprese forza da questa due imprese scolastiche, rigenerando con nuova linfa l’anemico stato delle due società superstiti: Libertas Genova HC e CUS Genova.
L’ultimo guizzo prima della nascita della FIHSP fu l’organizzazione parte di mio padre, il dottor Anton Paolo Sirigu7 in accordo con l’allora Genoa 1983 di un incontro allo stadio Ferraris di Marassi fra una squadra genovese in rossoblù e una selezione del Nord Italia finì 3-1 per gli azzurri con gol di Pilade Del Duca e Roberto Picco, mentre per i genovesi segnò il prestito Inder Singh. Nella selezione anche Cicca Fornaro, Roberto Melai, Ringo Galdolfi, Bunny Ferraroni, Roberto Polloni, Alfredo Serra, Luciano Cecca e in porta Bartolo Ferrero. Il Genoa rispose con Murru; Renato Sirigu, Giorgio Puccioni, Paolo Sirigu, Ferrero; Loi, Arscone, Inder Singh; Mwikamba, Chegia, Saba. Città tappezzata di manifesti e riprese della RAI-TV.
- Giornalista professionista dal 1961 poi caporedattore della Gazzetta dello Sport. Grande esperto di ciclismo. Rossiglione (GE) 1932 – Genova 2023 ↩︎
- Lo stadio Carlini nello sport genovese. Genova 1989 ↩︎
- “Era molto vicino all’aeroporto e l’odore del kerosene era fastidioso e si vedevano gli aerei decollare uno dopo l’altro sopra le nostre teste. Forse il campo stesso risultava inquinato perché la terra che lo ricopriva (anche qui, niente erba) era di color grigio scuro e persino poco polverosa. Per completare il quadro a sei spoglie poco entusiasmante, gli spogliatoi erano ricoverati in una baracca di legno ad un fianco della quale solo due rubinetti sostituivano le docce inesistenti”. ↩︎
- Salvo la presenza di Alberto Sommariva fra il 1948 e il 1949 nella prima commissione per l’hockey prato in ambito Federpattinaggio ↩︎
- Non fu una fusione, ma seguì l’esempio dell’accordo HC-CUS del 1957, ma questa volta a rapinare il club in difficoltà furono gli ex cussini in quel momento sotto le spoglie della Libertas Athletic ↩︎
- I resoconti su quei campionati a questi link. https://www.hockeylove.news/2024/08/15/storia/50esimo-mondo-donna-13-lavvio-del-quinquennio-dellalternanza-roma-genova/ e https://www.hockeylove.news/2024/08/16/storia/50esimo-mondo-donna-15-la-rivincita-dellhc-buscaglione-e-il-terzo-scudetto-genovese/ ↩︎
- All’epoca presidente del Comitato ligure interfederale che comprendeva 7 comitati regionali di FSN della Liguria. In seguito, presidente Sergio Melai, in memoriam gli dedicò una targa nell’ambito di Hockey Marahon – Memorial Anton Paolo Sirigu – la partita allora più lunga mai giocata che dal 1991 al 1995 si giocò al Carlini, battendo ogni anno il primato precedente ↩︎





