Per la prima volta una donna, africana, olimpionica sarà a capo del comitato olimpico internazionale. Kirsty Coventry dal 23 giugno diventa la decima presidente del massimo organo di governo dello sport mondiale
Nelle foto Kirsty Coventry neo presidente e olimpionica a Pechino; la squadra dello Zimbabwe nel 1980 allo stadio dei Giovani Pionieri di Mosca e la lista dei 10 presidenti della storia del CIO

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Lo Zimbabwe torna al centro dello sport internazionale, dopo esserlo stato per la prima volta 45 anni fa ai giochi olimpici di Mosca grazie a un gruppo di hockeiste bianche che conquistarono la prima medaglia olimpica non solo per la loro nazione da pochi mesi indipendente con un nome nuovo di zecca, ma anche la prima medaglia assegnata all’hockey femminile nel quadro dei giochi a cinque cerchi. Queste le 15 misconosciute protagoniste: Sarah English, Maureen George, Ann Grant (C), Susan Huggett, Patricia McKillop, Brenda Phillips, Christine Prinsloo, Sonia Robertson, Anthea Stewart, Helen Volk, Linda Watson, Elizabeth Chase, Sandra Chick, Gillian Cowley, Patricia Davies.

A quella medaglia solitaria fecero seguito poi, nelle edizioni di Atene e Pechino, altre due medaglie d’oro, quattro d’argento e una di bronzo tutte conquistate nella specialità del dorso del nuoto femminile fra il 2004 e il 2008 da un’altra atleta bianca dello Zimbabwe di nome Kirsty Coventry. Oggi quell’atleta è la prima africana, la prima donna, la più medagliata di sempre fra i presidenti del CIO a dirigere il comitato olimpico internazionale.
Succede al tedesco Bach che a sua volta aveva preso il posto del belga Rogge, succedaneo dello spagnolo Samaranch preceduto dall’irlandese Killanin e dall’americano Brundage e prima ancora dallo svedese Edström e dal belga de Baillet Latour, francofono come il fondatore de Coubertin, che non fu però il primo presidente del comitato olimpico internazionale che fu invece il greco Vikelas.

Lo Zimbabwe, ex colonia inglese nell’ambito della federazione tra Rhodesia e Nyasaland, sino ad allora conosciuto come Rhodesia del Sud, in memoria dell’esploratore inglese Rhodes, era governata da un regime similare al contemporaneo sudafricano dedito alla politica dell’apartheid. La Rhodesia del Nord aveva assunto il nome di Nyasaland per poi successivamente dividersi negli attuali stati dello Zambia e del Malawi. Ci troviamo quindi nell’Africa meridionale, dove i coloni di origine europea, inglesi olandesi e tedeschi – questi ultimi due gruppi formarono la popolazione nota come boera – per secoli, prima sotto l’impero britannico poi in alcuni casi anche con l’indipendenza, guidarono le attuali nazioni della Namibia del Sudafrica, che al tempo coloniale comprendeva anche gli odierni Botswana (ex Beciuania) Lesotho, Swaziland e appunto delle due Rhodesie che oggi formano Zimbabwe Zambia e Malawi.





