Atleti, allenatori, collaboratori e operatori sottomessi al cosiddetto Patto etico sportivo per le squadre nazionali. Un provvedimento bavaglio. Molti dubbi fra i giocatori.
Nella foto il bavaglio agli hockeisti
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Il testo è arrivato sotto forma di PDF nei gruppi Whats App degli azzurri, mittente la FIH con la richiesta di immediata sottoscrizione. Qualche enunciazione di principio declinata in “appena” 994 parole, ovvero il dono della sintesi coniugata con l’ovvietà, tipo “Gli atleti azzurri devono avere un comportamento educato e rispettoso, dentro e fuori il campo di gara” vorrei vedere che prendessero a calci chi passa o smadonnassero coni dirigenti europei. Oppure “Garantire il massimo impegno agonistico” scusa??? Fateci capire: chi mette in dubbio l’impegna odi chi indossa ala maglia azzurra.
È chiaro che 950 parole sono di puro contorno. Il piatto forte sono queste 44: “l’atleta potrà rilasciare interviste aventi ad oggetto la squadra nazionale informando preventivamente la federazione. Nel caso in cui l’atleta, venga contattato direttamente da giornalisti o pubblicisti ed altri soggetti operanti per organi di stampa o informazione dovrà informare e chiedere autorizzazione all’ufficio stampa FIH”.
Tradotto significa non potete parlare con Hockeylove. Chi altri gli chiede dichiarazioni?. Il tutto in barba e in contrasto con l’art. 21 della costituzione, mica il “Patetico” (crasi colloquiale di patto etico), che ricordo prescrive e chiarisce: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”. Social inclusi.





