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#statistiche QUANTI SONO I FRATELLI E SORELLE DELL’ESTERO

Cominciamo l’analisi dai campionati maggiori, quelli di prima e seconda fascia, con l’accoppiamento del società gemelle anche di serie inferiore. Non mancano le sorprese che smentiscono alcuni luoghi comuni

Nella foto la prima tabella, domani la successiva con le altre formazioni di A2/M A2/F e B/M 
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Ci sono i lungo residenti come Khilko Vynohradova, Bhana, ci sono gli Erasmus ci sono altri studenti, lavoratori stagionali ma sicuramente l’hockey italiano come numero di giocatori e giocatrici di scuola estera  non è secondo a nessuno in Italia rispetto alle rose che compongono le formazioni dei nostri campionati.
In questa inchiesta mi sono limitato a considerare i provenienti da federazione estera secondo i parametri che escludono quei giovani o giovanissimi che pur non avendo cominciato in Italia sono stati tesserati entro il 16º anno e qui hanno svolto regolare attività da allora, cito fra tutti due esempi la torinista Eschoyez  che ha anche vestito la maglia azzurra e la giovane catanese di origine argentina Gerez.
Non devono confondere neppure certi cognomi stranieri, per cui non sono in elenco ad esempio  l’amsicorina  De Brujn il reggiano Gianolio Lopez o i fratelli bolognesi Rishav e Nitish Saini. 

Nella ricca lista soprattutto a livello femminile ci sono atlete impiegate o in alternativa fra di loro o con scarsa continuità.  Non sono questi comunque a fare i grandi numeri l’assoluta maggioranza è composta da hockeisti semi professionisti o da professionisti del doppio passaporto che vengono qui a espletare le procedure legate alla doppia cittadinanza per poi recarsi o trasferirsi presso club europei più competitivi appetibili dal punto di vista economico.
L’inchiesta sfata alcuni luoghi comuni e ne conferma altri ad esempio è veramente il Città del Tricolore del vicepresidente Bonacini la società che fa ricorso più massiccio, allenatore compreso, a elementi di scuola estera che in totale fra maschile e femminile sono 15, tanti quanti l’accoppati torinese CUS – HCU. Non è una sorpresa per i più attenti il fatto che invece la formazione con il maggior numero di elementi arrivati od oltreoceano o oltrecortina sia la femminile della SG Amsicora con addirittura 10 ragazze in rosa, tutte quasi settimanalmente impiegate, a differenza della decina del Milano HP molto meno costante nelle presenze.
Al contrario, la Polisportiva Valverde – con HCC Butterfly e Polisportiva Ferrini – è la squadra che con sette elementi ne ha schierate di meno; con i quattro altri “foresti” schierati dalla squadra maschile la società etnea è in media con le altre squadre italiane.

Le più virtuose? In assoluto il CUS Padova che ha messo in capo solo ragazze e ragazzi di scuola italiana anche se non tutti del vivaio padovano.  Sono state risparmiose anche le formazioni piemontesi dell’HP Valchisone e HC Bra con due soli elementi peraltro, nel caso dei braidesi entrambi lungo residenti, ma il Valchisone facendo media con la femminile collegata scende a uno solo ed in effetti nel corso della sua non lunghissima storia sono molto pochi gli stranieri che hanno vestito la maglia valligiana. Fra le formazione che hanno fatto a minor ricorso all’estero ci sono quelle del CUS Pisa anche grazie all’ex presidente Pagliara che di fatto volontariamente o meno ha impedito il tesseramento dei due egiziani che forse avrebbero contribuito alla salvezza del Cus Pisa maschile. Fra le ragazze il Cherubino non ha ricorso in nessuno dei tre casi a giocatrici professionali. Come detto però non estate acquese ala distinzione, ma solo la scuola di provenienza, aldilà del sostegno economico ricevuto dalle società italiane.

Renato Sirigu

Fra me e L’hockey è amore profondo. La scelta di chiamare Hockeylove questa creatura è la prova. L’ho giocato, l’ho insegnato, ho allenato, ho arbitrato, ho organizzato, ne ho scritto tanto quanto mai nessuno al mondo, dal 1975 ad oggi. Onesto, sincero, diretto. Come un hit bene eseguito. leggi di più sull'autore