In effetti cartellini e fischietto non sono durati molto, ma il ricordo è ancora vivo nella segretaria regionale, la n.°1 di S&S regionale che coordina 280 progetti in 267 scuole di 96 comuni con la partecipazione di 11 società
Nella foro Michela Carfagna nella sede di Genova di Sport e salute SpA
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Avrebbe potuto …. invece la vita ha deciso altro per Michela Carfagna dirigente di Sport e Salute Liguria. Lei che non ha mai avuto frequentazioni con lo sport giocato si è trovata a fare l’arbitro di hockey, una brevissima carriera ma è questa – tranne i figli dediti a vela ed equitazione – la sua unica esperienza sul campo.
Di tutt’altro livello invece il suo apporto allo sport lLigue nell’ambito del CONI regionale, poi di CONI Servizi SpA e ora di Sport e Salute. Il braccio operativo del MEF è principale erogatore di risorse allo sport italiano.
– Cominciamo con l’arbitraggio. Come mai l’hockey?
“Da due anni collaboravo con il CONI come amministrativa ma pagarmi non era semplice, c’era una sorta di sbarramento burocratico sui compensi per il mio reale lavoro. Roberto Fusco allora presidente regionale FIH e in giunta CONI mi propose di fare l’arbitro per accedere ai compensi”.
– Come andò?
“Feci il corso con Roberto Ausini (arbitro da me avviato all’hockey e che prese il posto del chiavarese Dreucci mio successore come responsabile CNA regionale – NdR) l’esame fu a Torno; il battesimo del campo avvenne a Moncalvo in una partita giovanile maschile era il 1999, per me era tutto nuovo. Ricordo che la mia preoccupazione principale era che i ragazzini non alzassero troppo il bastone, ma capii che non faceva per me. Poi ci fu una seconda partita sempre in Piemonte, ma fu l’ultima. Anche se Roberto insistette a lungo perché mi disse che la FIH puntava molto sulle arbitro donna”.
– Il lavoro al CONI come proseguì?
“Le cose via via si sbloccarono, dalla presidenza Podestà a quelle di Cucchia e Ottonello sino al 2007, quando grazie ad alcuni pensionamenti fu possibile entrare in organico”.
– Torniamo al 1997 cosa accadde dopo il diploma in ragioneria?
“Intanto mi ero iscritta e frequentavo economia e commercio, ma per un caso amoroso e fortuito della vita la mamma del mio fidanzato che lavorava al CONI mi presentò al presidente Podestà, cominciai con le fotocopie poi vista la mia propensione per i conti feci altro. Ho lavorato anche con la FCI e nel 2012 il presidente Micillo mi propose la segreteria del provinciale ma lo smantellamento dei comitati impedì la cosa”.
– Che CONI era quello di fine millennio?
“All’inizio il budget era di 3 miliardi di lire si viveva ancora con i ricchi proventi del Totocalcio”.
Già poi la SISAL, proprietaria del gioco inventato dal giornalista La Pergola, dopo essere stata estromessa dal business con la “consolazione” del Totip si vendicò con le innovazioni del Superenalotto che con i suoi montepremi milionari a inizio anni Duemila soppiantò la sua prima ideazione.
– In cosa consiste l’attività regionale di S&S?
“Seguiamo sul territorio l’esito dei bandi assegnati alle società liguri in collaborazione con i ministeri che cooperano con il MEF, quindi i controlli sono severi e molto puntuali perché i soldi devono arrivare a destinazione.
Con i nuovi bandi 2024 combatteremo maggiormente le criticità l’abbandono sportivo, aiuteremo il territorio, la terza età, ma i fine vero è aiutare gli italiani a essere cittadini migliori”.
Ecco, Michela Carfagna avrebbe potuto … laurearsi in economia e commerci, magari lavorare con una multinazionale, ignorare lo sport. Invece è a capo dei Sport e Salute Liguria.





