Altri Hockey Storia

#50esimo UNIVERSITARI (1) FURONO L’ALTER EGO DEL CAMPIONATO

Per la loro celebrazione, nel mese di maggio, veniva sospeso il massimo torneo nazionale e la sfida per oltre una settimana si restringeva ai soli  goliardi, che però erano la stragrande maggioranza degli hockeisti di allora 

Nella foto la squadra del GUF MiIano campione universitaria nel 1938 e d’Italia 1939

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I Littoriali dello Sport coinvolgevano i GUF e corrispondono agli attuali campionati universitari. Però nell’ambito di una più complessa organizzazione di ludi e competenze che comprendeva anche i Littoriali della cultura e dell’arte e i Littoriali del lavoro.

I Littoriali maschili estivi, c’erano anche quelli del ghiaccio e della neve, si svolsero dal 1932 al 1940; quelli femminili fino al 1942, ma mai con l’hockey.

I 26 GUF sedi di università dovevano praticare undici sport – 9 obbligatori – atletica leggera, canottaggio, nuoto, pallanuoto, pallacanestro, pentathlon, tennis, scherma, sci e le altre specialità invernali compreso l’hockey su ghiaccio, più un altro a scelta fra hockey e rugby. In effetti se ne aggiunsero altri. Questo inserimento e l’equiparazione al rugby erano validi attestati di importanza per una attività con poco più di un anno di vita. Il radicamento dell’hockey in Italia avvenne proprio grazie ai GUF. 

Alla fine del 1937 delle 15 società federate 11 erano GUF con i 2/3 dei tesserati; Rispetto ai 27 GUF asseriti da Cipriano Zino ne ho censiti 18: GUF Genova, Torino, Milano, Pavia, Padova, Trieste, Modena, Bologna, Ferrara, Pisa, Siena, Macerata, Urbino, Camerino, Roma, Napoli, Bari, Sassari.  Tranne il GUF Torino tutti parteciparono a uno o più campionati e 12 a almeno uno dei tre littoriali. Un ottimo numero visto che gli atenei sede di GUF in Italia all’epoca erano 26.

Con il distacco dello storico, anche se non è il mio mestiere, e l’analisi del sociologo affermo che fu colpa grave delle gerarchie sportive fasciste e poi quelle successive di non essere state in grado di affezionare, come fece invece il rugby, i propri universitari. Che poi sarebbero stati classe dirigente nella prima repubblica.

Renato Sirigu

Fra me e L’hockey è amore profondo. La scelta di chiamare Hockeylove questa creatura è la prova. L’ho giocato, l’ho insegnato, ho allenato, ho arbitrato, ho organizzato, ne ho scritto tanto quanto mai nessuno al mondo, dal 1975 ad oggi. Onesto, sincero, diretto. Come un hit bene eseguito. leggi di più sull'autore