Con un voto all’unanimità palazzo Madama ha avviato l’inserimento dei valori sportivi nella carta fondativa
Nella foto il ministro Abodi fautore del nuovo testo
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Il senato della repubblica italiana ha compiuto il primo passo per sanare la ferita costituzionale, come scrive Valerio Piccioni sulla Gazzetta dello Sport di oggi, inferta allo sport dalla costituzione del 1948. Dovuta a un malinteso antifascismo che vedeva nello sport uno strumento di propaganda dell’ex regime.
Ora tocca alla camera inserire definitivamente il nuovo comma nell’articolo 33: “La repubblica riconosce il valore educativo, sociale e del benessere psicofisico dell’attività sportiva in tutte le sue forme”.
Stato, governo, regioni, enti locali dovranno riempire di significato questo slogan. Perché lo sport è un investimento in salute e per l’affermazione del brand Italia nel mondo.
Vanno potenziate le strutture sportive (i governi Conte e Draghi hanno destinato solo lo 0,5 dei fi di PNRR allo sport), in primis quelle scolastiche; ripristinati i giochi della gioventù; semplificate le procedure (la nuova legge sullo sport va in senso opposto); attrezzate le città; favorito il sistema delle sponsorizzazioni; ridotto il divario Nord Sud: solo Cagliari rientra nelle prime 40 province nella classifica stilata dal Sole 24 Ore.
Interessante la dichiarazione di Nicoló Campriani ex olimpionico di tiro a volo e sport directory dei Giochi 2028 che auspica un affiancamento nel lavoro di sostegno all’agonismo di vertice dei gruppi sportivi militari con i gruppi universitari, oggi dediti in molti CUS al cazzeggio dei tornei di calcetto.
Un ritorno al passato passato dei GUF. Perché la storia è maestra.





