Vinse a Genova, creò la sezione hockey della Juventus a Torino. Il miracolo però lo fece a Cagliari: tenendo a battesimo la sezione hockey della SG Amsicora
Nella foto Filippo Vado ultimo in piedi a destra con la prima squadra sarda campione d’Italia
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L’hockey nazionale ebbe un precursore italiano. Un po’ come Giovanni Battista per il cristianesimo. Il riferimento cattolico nel caso di Filippo Vado ci sta tutto. Filippo nacque in India nel 1917 da padre piemontese e mamma indiana. Studiò in un college retto da padri cattolici irlandesi nella natia città di Darjeeling nel Bengala occidentale allora rinomata residenza estiva dell’élite dell’impero anglo-indiano e famosa per le sue piantagioni di tè nero, le più pregiate a cui la città dà il suo nome.
Negli anni precedenti alla nascita dell’hockey in Sardegna, la storia di Vado si sviluppa nel Nord Ovest fra Genova, Torino e Modena. Conclusi gli studi al St. Joseph’s College in India, rientrò con la famiglia a Genova. Li si stabilì prima del 1937.
Rispose all’appello fascista per l’hockey e si unì al nascente gruppo dell’OND Genova. Giocò a Livorno nel maggio 1937 con l’OND Genova nel primo torneo nazionale di hockey, riservato ai “dopolavoro” vinto in finale 1-0 dall’OND Assicuratori Roma sui genovesi, per un gol molto contestato perché la palla era già uscita sul fondo.
Filippo Vado era il solo che conoscesse già la tecnica del gioco avendola appresa nel college. Divenne titolare del GUF Genova, che aveva raccolto i giocatori dell’OND e quelli del fascio giovanile di Sampierdarena e che nel 1938 vinse il primo titolo italiano. Scudetto bissato nel 1940.
Nel 1941 si trasferì a Torino dove frequentò architettura. Lì prese contatto con la Società Sportiva Juventus, che aveva abbandonato il nome inglese dei Football Club. Arruolò un gruppo di italianissimi giovani di valore fra cui il portiere della nazionale Müller che lasciò Milano per giocare con i bianconeri e soprattuto Hess, probabilmente il figlio di Giuseppe Hess che fu calciatore e poi presidente della Juventus fra il 1912 e il 1915 e infine presidente della sezione tennis, perchè allora la Juventus come il Real Madrid dell’epoca era una polisportiva con la sezione hockey.
La Juventus di Filippo Vado partecipò alle prime 4 giornate del campionato 1941.
Il 2 marzo allo stadio Mussolini di via Filadelfia, di fronte a 30.000 spettatori scese in campo il GUF Genova campione d’Italia per affrontare i bianconeri dopo il derby calcistico d’Italia fra Juve e inter.
La Juventus di hockey perse 2-0, marcatori Savini e Florio.
Finì così nel giro di pochi mesi la storia hockeista della Juventus. Non quella di Filippo Vado che nel 1942 giocò nel GUF Modena, assieme ad un altro ex del GUF Genova l’azzurro Pier Vittorio Pampuro. Nel successivo campionato 1942/43 che cominciò a dicembre Vado non comparve più nei tabellini del GUF Modena.
Nel giugno 1943 arrivò a Cagliari. E qui cominciò l’epopea dell’Amsicora. Dopo l’armistizio, venne nominato ufficiale di collegamento con le truppe alleate. Agevolò gli ufficiali inglesi, che si erano portati una congrua dotazione d bastoni, ad organizzare incontri fra di loro. Alla loro partenza nel 19471 acquistò dagli inglesi una ventina di bastoni e decise di creare una squadra di hockey. Grazie al professor Paoli, insegnante al liceo Dettori e fiduciario delle FIHP arruolò Floris i fratelli Maxia, Manunta, Onnis, Capra, Vacca Russo e pochi altri.
Il gruppo si allenò al campo Militare oggi Loddo a Is Mirrionis o più frequentemente all’ex GIL di viale Bonaria. Qui, il direttore dell’impianto era un amsicorino, Augusto Cadeddu. I numeri esplosero, Vado riuscì a formare due squadre, senza trova una società che li accogliesse.
La svolta avvenne quando il vicepresidente dell’Amsicora, Domenico Loi spinto da Cadeddu e da un invito partito da Roma, convinse la SG a finanziare il primo viaggio a patto che la squadra assumesse il nome di Amsicora. Gl esiti romani furono positivi, una sconfitta e una vittoria. L’Amsicora confermò l’accordo e concesse il campo di ponte Vittorio all’hockey. Nel 1948 la nuova squadra si iscrisse alla serie B.
Vado, era iperattivo, fondò un’altra società l’Elettra, composta da dipendenti della Società Elettrica Sarda (SES) ,delle ferrovie complementari e altre aziende cagliaritane. Furono proprio loro a contendere nel 1950 la promozione all’Amsicora in serie A, ma questa diventa la storia dell’Amsicora.
Vado giocò i primi tre campionati. Restò allenatore sino al 1959. Vincendo 4 scudetti da allenatore, dopo quelli genovesi da giocatore.
Filippo Vado non solo forgiò tecnicamente i giovani cagliaritani avviandoli all’hockey, ma con Cenzo Soro rivoluzionò la tattica di gioco. Passò dal tradizionale Metodo dell’hockey al Sistema WM adottato nel calcio dall’Arsenal, che già negli Anni Trenta aveva soppiantato il centromediano a favore di due mediani che formavano con le mezzali il quadrilatero di centrocampo.
Ormai 35nne non venne preso in considerazione come giocatore, ma la FIHP nel 1952 lo ricompensò con un ruolo nella delegazione olimpica.
Vado, persa l’ultima occasione azzurra come giocatore si dedicò solo alla panchina. Lo stessa delusione gli toccò prima di Roma, quando nonostante guidasse la quadra più brillante e vincente, con il Genova HC, dell’epoca non fu cercato per la guida azzurra affidata all’anglo indiano Rex Norris. Così nel 1960 lasciò la squadra all’ex portiere Frongia, prima dell’avvento di Giampaolo Medda.
Continuò a seguire l’Amsicora ogni qualvolta ce ne fosse bisogno. Come nel 1965 quando andò in panchina a Bologna nello spareggio scudetto, con Medda in campo, vinto ai supplementari grazie al gol di Kikki Aramu sugli storici rivali dell’MDA Roma.
In quegli anni, nel suo quartiere di Genneruxi allenò un gruppo di ragazzini, che poi diedero vita al primo embrione della sezione hockey della Polisportiva Ferrini del suo allievo Alberto Maxia.
Chiuse nel 1968 assumendo la direzione tecnica dei Vigili Urbani Cagliari.
- In una intervista di oltre vent’anni dopo concessa a Lo Sportivo di Cagliari Vado datò quell’acquisto al 1944, ma lil confronto con tutta l’altra documentazione storica oggi accessibile, rende improbabile quella data ↩︎





