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#campionati SERIE A TUTTI IN PRIMA CLASSE, MA LE CABINE SONO DI TERZA

La FIH delle meraviglie, del sogno a costo zero che si prepara a essere da incubo imbarca tutti per la crociera della serie  A (A élite, A1 A2) Todos Caballeros. Di fatto, nei numeri e nella sostanza si torna agli anni Sessanta. Il bello però arriverà nel 2028

Nella foto L’AZ Team in A2, sempre serie A è: come la A élite dell’HC Bra, della Lazio … dell’Amsicora. È solo un esempio, vale per molti altri.

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Tutti promossi senza distinzione, con l’illusone, nessuno escluso, di poter dire “gioco in serie A”. Senza pudore per il sacrificio e il merito. Il riconoscimento di essere in serie A per tutti innesca il meccanismo dell’auto celebrazione, anche chi sarebbe in serie C  in un mondo che chiama le cose con il proprio  nome, anziché cercare i motivi del suo fallimento, si compiace con la farsa della menzogna.
L’uomo che decenni avrebbe dovuto fare promozione per l’hockey della FIH di fatto senza nessun risultato visibile malgrado abbia occupato una scrivania quasi tentennale in viale Tiziano, ha trasformato la federazione in un ente di promozione sportiva multisport, dimenticando poi il tanto decantato 5s – che peraltro è disciplina riconosciuta della federazione internazionale – a favore di cose che con l’hockey non ci azzeccano nulla.  

La serie A a tre fasce prevede 34 squadre molte più di quelle in serie B. La famosa piramide che fine ha fatto? Si continuerà a giocare pochissimo, massimo 14 partite all’anno. Con quelle di élite oltretutto sparse su un arco temporale enorme con un simulacro di Coppa Italia non in grado di fare da tampone.  
Con la spada di Damocle sulle squadre in lotta per non retrocedere dalla A2, costrette a ricorrere ai 6 stranieri più un’altra mezza dozzina di oriundi. Allora si abbia il coraggio di certificare la decrescita infelice: si torni davvero alla serie unica come negli anni Sessanta, anche allora le squadre erano 34! Con la A a fasce, ma senza l’incubo della retrocessione in B. Che diventa festival – per la somma gioia di chi odia l’agonismo – sempre come negli anni Sessanta con le Targhe di Zona.  

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Renato Sirigu

Fra me e L’hockey è amore profondo. La scelta di chiamare Hockeylove questa creatura è la prova. L’ho giocato, l’ho insegnato, ho allenato, ho arbitrato, ho organizzato, ne ho scritto tanto quanto mai nessuno al mondo, dal 1975 ad oggi. Onesto, sincero, diretto. Come un hit bene eseguito. leggi di più sull'autore