A 32 anni ha coronato la sua sesta stagione, non conto quella del Covid, all’HC Bra con una poker di titoli facendo un en plein mai riuscito prima a nessun altro portiere italiano.
Nella foto di Monica Heitmamm
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A settembre la Super Coppa italiana in virtù del successo in Coppa Italia 2025, poi il bis in Coppa e il nastro tricolore indoor sublimato dal titolo più ambito lo scudetto a 11. In più la promozione europea indoor. Tutto con la maglia, anche se lui indossa di solito il verde, giallo nera dell’HC Bra.
Lui è Francesco Padovani 32 anni 50 volte azzurro, cresciuto nell’Old Black allenato dal padre e da Franco Ioli, passato nel 2012 alla SH Bonomi dove ha vinto una Coppa Italia 2019 e due titoli U21 indoor. Dal 2019/20 all’HC Bra stregato da Pino Palmieri.
– Che sapore ha questo scudetto che per te è il quarto?
“Ha un sapore particolare perché è stato ottenuto da neo promosso , con una squadra anche pochi, tranne, alla vigilia davano tra le papabili al successo finale”.
– Da cosa nasce questa scarsa considerazione?
“Da una serie di errori di valutazione. Tutti pensano che non solo abbiamo appena due stranieri (contro le colonie degli altri – NdR) per di più Bhana quarantenne e Koshelenko spesso infortunato. Senza considerare l’alta qualità degli inserimenti giovani di quest’anno da Saoncella, un nazionale che presto tornerà a pieno regime in azzurro superato i problemi di lavoro, a Ciaramella che ha giocato una stagione ad altissimo livello. O anche Marcos Cuellas che ha deciso di chiudere la carriera con noi con la voglia di vincere, magari ripetendosi anche nel 2027 quello che non aveva vinto prima”.
– Cosa invece ha spinto te e tutta la squadra.
“Un mix di cose, Innanzi tutto la voglia di rivalsa dopo l’inspiegabile retrocessione di due anni fa. Venivamo dal successo in Coppa, poi qualcosa nello spogliatoio si è rotto, i risultati non arrivavano e la spirale si è involuta sino alla caduta, inaspettata. Però quest’anno l’arma in più è stato il corto in attacco con una media di realizzazioni fra il 50 e il 60%, solo nell’ultima partita non abbiamo segnato su corto”
– Quanto è servito Lleonart?
“Anzi tutto devo dire che è il giocatore più forte con cui o contro cui abbiamo mai giocato. ANcora più di De Vogt che in area è micidiale. A invio anno la dirigenza ha chiesto alla squadra se preferivamo un mediocre per tutta a stagione o un campione per poche partite, Non abbiamo avuto dubbi: abbiamo scelto di giocarcela noi, per poi calare l’asso nelle patite topiche di fine stagione. Così è stato. Con Lazio e Butterfly, ora sarà dei nostri anche con l’Amsicora. Lui è il classico giocatore bis to box, che non sbaglia una pallina, impossibile prendergliela, ma difende benissimo”.
– Il “protocollo” Palmieri ha funzionato anche quest’anno.
“Si ma è una necessità. La dirigenza sta battendo nuove strade. Intanto Ciaramella, Saoncella, Missaglia che si è scoperto libero, vivono a Bra o dintorni, Calò è ormai sbocciato e ora c’è una discreta lista d’attesa. Senza contare che per il prato mio fratello Lorenzo c’è e rientra proprio con l’Amsicora dopo l’infortunio dell’andata”.
– Manca il secondo portiere?
“A indoor c’era Mazladi, Mihai dopo la promozione si è detto soddisfatto. Ora ci copre Andrea Bergesio l’ex Benvenuta, che collabora con tutte le tre società di Bra”.
– Il tuo rapporto con la nazionale si è interrotte nel 2021. Può riprendere?
“In effetti era ripreso a maggio all’anno scorso lo ricordo bene perchè il 5 risono stappato il tendine femorale che in è costato una sosta di molti mesi. Avevo deciso di rispondere alla chiamata per i prossimo europeo, male esigenze dell’azienda mi hanno costretto a dare ancora buca a Cirilli”.
Un intervista tutta d’un fiato con un campione italiano, in tutti i sensi, che da ragazzo per bene è divento uomo posato e leader in campo e fuori.





