I loro nomi leggendari sul primo volume di Hockey 90 Anni di Storia. Che siano necessari lo affermò Giulio Onesti: “Per il buon funzionamento di una federazione servono tre componenti: una segreteria efficiente, buoni allenatori e infine gli arbitri”; che siano stati un vanto per l’hockey italiano lo testimoniano le prestazioni internazionali di alcuni di loro qui raccontate; restano però un cuccio per la maggioranza di società e giocatori
Nella foto il collage dedicato a Mario Zovato pubblicato a pag, 258 del libro: da sinistra in alto: in piedi a una assemblea FIHP; con l’allenatore Rex Norris; con il collega Festa in occasione dei CNU di Merano 1950; sotto a sinistra in primo piano a una riunione di hockeisti nel 1959 anno della sua morte
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I primi arbitri italiani furono stranieri. Poi arrivò Zovato che divenne anche CT della nazionale. Nel frattempo s’impose un ex olimpico del 52 Lanfranchi, ma il mito resta Luigi Tinti che diresse una finale olimpica, ma non fu l’unico ad arbitrare alle olimpiadi. Poi irruppe il ciclone Sancini che cambiò quel mondo. Non mancarono polemiche ed errori clamorosi
Capitolo 7 – GLI ARBITRI UNA NECESSITÀ A VOLTE UN VANTO SPESSO UN CRUCCIO
Da Ansaldo a Zovato, dalla A alla Z dei fischietti dell’anteguerra
La ricostruzione del settore dopo la dura sosta bellica. I primi internazionali
Il decennio delle grandi firme arbitrali
1956-1965 il decennio di Rino Lelli
Tinti e Lanfranchi coppia regina dei secondi Anni Sessanta
Anni Settanta irruppe il poker d’assi guidato da Giuliano Sancini





