Le Cimarronas stanno giocando il panamericano, dove nell’incontro inaugurale hanno retto per più di metà gara contro le scatenate Leonas, con fondate ambizioni suffragate da una riga impressionante di sponsor attratti dai loro recenti ottimi risultati e da una politica federale di grande sviluppo intrapresa nell’ultimo decennio. Contro la decrescita infelice perseguita dalla FIH.
Nella foto, le ragazze uruguaiane presenti al panamericano con il maggior numero di presenze internazionali
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L’Uruguay di passi in avanti ne ha fatti rispetto a quando l’Italrosa ne faceva un solo boccone. Basti pensare al doppio 4-0 del 2008 e del 2015 inframezzato dal 3-1 del 2014. Oggi il team vive una inedita epopea di “Ur” mentre i “guai” non sono più in Sudamerica, ma nel vecchio continente, dove quel nome che coniai (Italrosa) sull’onda dei primi successi azzurri dell’hockey femminile nella speranza di assimilarli a quelli del Setterosa di pallanuoto già molto vincente, oggi stanno onestamente ritornando ai tempi della cosiddetta Italdonne.
Certo che i cicli ci sono sempre stati e speriamo che continuino ad esserci per l’hockey soprattutto in senso positivo, anche se le premesse e in particolare le prospettive delle due nazionali maggiori non inducono, non dico all’entusiasmo ma, neppure a un moderato ottimismo che si possa tornare in tempi brevi ai buoni risultati, nel caso dell’Italrosa molto buoni, di un recente passato.





