Poesia tratta da The Book of Hockey di Patrick Rowley, uno dei numi tutelari dell’hockey internazionale. Ha scritto per The Guardian, Sunday Times e Sunday Express, Telegraph e The Observer. Ha diretto World Hockey dal 1969 al 1991. Ha fatto parte dell’AIPS Hockey commission
Nella foto un arbitro internazionale e Patrick Rowley punti vista spesso divergenti sul modo di fischiare
(Patrick Rowley, traduzione di Luciano Pinna)
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Fischiare o non fischiare, questo è il problema:
se sia più nobile soffrire nella mente
le arguzie e i commenti degli uomini schietti
e ancora applicare la regola del vantaggio
o far risuonare il suono che annulla il movimento
e con un colpo senza restrizioni il fallo emenda
il pensiero che quando l’incontro è finito
le orde schierate si radunano nel George1
e rivivono il torneo, movimento dopo movimento
non devono concedere pausa; e avendo cessato
di pensare, forse di sognare; ahimè ecco l’inghippo!
Che gli arbitri non sono fatti come gli altri uomini,
ma risentono di una vista e di un cervello imperfetti
e inclinazione verso i loro seguaci dei quali
essi sono così gelosi da deridere lo sport.
Le regole dell’ hockey per loro sono
un libro chiuso a cui essi non prestano cura.
Il nemico può colpire e agitare in alto il proprio bastone
col rischio di ferire le membra degli altri giocatori
e tuttavia nessuna punizione è imposta: ma lasciate
che la povera sfortunata vittima della ripicca arbitrale
procuri solo un’offesa con un misfatto veniale
e tutte le punizioni di regole e sanzioni
saranno riversate sul suo capo infelice.
A questi arbitri sportivi non dovrebbe mai essere permesso
di influenzare l’andamento della gara
ma costretti ad aspettare in isolamento
e fischiare nei loro fischietti in un campo deserto.
Ma a dispetto di tutti i dubbi e le tribolazioni
la gara deve andare avanti;
l’arbitro allora deve trascurare l’approccio personale.
E ancora una volta, fischiare o non fischiare.
Questo è il problema.
[Anonimo] da The Book of Hockey – Patrick Rowley, Macdonald & Co, Londra, 1964
- Il pub londinese The George Inn del XVII secolo in auge al tempo e anche oggi fra gli hockeisti ↩︎





