L’hockey appare anche in rosa, in effetti in nero visto il tipico abbigliamento mussulmano, ma è pur sempre un passo avanti verso l’emancipazione che nel sultanato in altri settori è decisamente più avanzata che nel resto della penisola arabica
Nella foto una giovane omanita promuove l’hockey allo stadio di Al Amarat
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L’hockey femminile in Oman è praticamente inesistente eppure esiste una squadra nazionale che ha partecipato a tre diverse competizioni fra e il 2023 e 2024: due volte di hockey 5s e una di hockey indoor in Thailandia, l’unica nelle quali non si sia classificata all’ultimo posto, là si è classificata ottava davanti al Vietnam. In questa sua breve esperienza ha giocato 17. partite perdendone 16, giocando però con squadre dei cinque diversi continenti Africa, America, Asia, Europa e Oceania
Questa squadra è affidata al tecnico locale Al Batrani. È un gruppo di una dozzina di giocatrici neppure troppo giovani che spaziano fra un’età dai 21 ai 39 anni, quelli della portiera titolare, Al Balushi, che porta lo stesso cognome della capitana Olaa Al Balushi. La più giovane è una delle tre portiere, la ventunenne Rahaf Al Sadi.
La speranza è che presto, come anche in Egitto, i club aprono alle donne come è accaduto al celebre Sharkia, nel paese dei faraoni, là alcune ragazze del campionato italiano nel 2019 hanno contribuito alla conquista dell’African Club Championship, erano Eleonora Di Mauro Carolina Diurczak e Raquel Huertas
Nei paesi arabi dal Marocco sino all’Oman, i punti estremi di questo mondo che copre una distanza di circa 8.000 chilometri lineari, lo sport al femminile non è così semplice da praticare. Nonostante l’Oman abbia una legislazione molto più liberale rispetto agli altri Stati musulmani del mondo arabo, non mancano purtroppo gli esempi negativi come quello raccontato dall’ex nazionale di pallavolo Al Hinai oggi rifugiata a Berlino dove ha fondato una associazione per i diritti delle donne.





