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#assemblea CONOSCIAMO I CANDIDATI MIRKO FAGGIAN DA CAPITANO AZZURRO A LEADER PER IL FUTURO  

Determinato, competente, di successo nello sport e nel lavoro: una vita e una famiglia – la moglie ex hockeista azzurra e tre figli già ottimi atleti – vocata e votata all’hockey. Il consigliere federale perfetto per dare una svolta nel segno dell’efficienza, dell’efficacia della professionalità

Nella foto Mirko Faggian oggi allenatore ieri campione d’Italia e capitano della nazionale

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Perché dovrebbero votarti? 
Qui non si vota Mirko, si vota un gruppo, una squadra che vuol fare un cambio di mentalità, rilanciare la passione per questo sport: io non mi sono mai tirato indietro nemmeno contro le squadre più forti al mondo, e non sono mai uscito dal campo dicendo che avrei potuto dare di più, ed è anche quello che da allenatore ho sempre cercato di trasmettere ai miei atleti, e a tutte le persone che hanno condiviso un percorso o una parte di percorso con me.L’hockey mi ha dato tanto, mi ha insegnato a rispettare gli avversari chiunque siano, e di guardarli in faccia sempre sia dopo una vittoria che dopo una sconfitta, e di berci una birra assieme a fine partita o torneo. Come imprenditore, ho imparato a essere resiliente, a costruire relazioni autentiche e a trasformare le sfide in opportunità. Come atleta, so cosa significa condividere un obiettivo e agire insieme per raggiungere e tagliare il traguardo.  Come persona, credo nel valore della disponibilità e dell’empatia.  Tutto il movimento hockeistico deve ritrovare entusiasmo e nuova energia tra atleti, dirigenti, giocatori, arbitri, genitori e sostenitori”. 

Di cosa vai più fiero in questi ultimi anni hockeistici? 
Sono fiero dell’entusiasmo che ho saputo trasmettere a molti hockeisti dirigenti, allenatori, giocatori e loro famigliari, agli ex giocatori che hanno ripreso a frequentare l’ambiente hockeistico con i campionati master. Penso di essere riuscito ad alimentare in molti atleti la passione nell’hockey, di averli aiutati a imparare dalle sconfitte e di festeggiare per le vittorie, di aver insegnato loro che la cosa più importante non è solo vincere, ma dare tutto sempre in partita, in allenamento e in spogliatoio. Ogni gesto o idea può diventare spunto per realizzare attività o progetti positivi per il nostro movimento, invito tutti ad unirvi in questo percorso di crescita e rinnovamento per il nostro amato sport”.

Quali sono i punti del programma condiviso con Flavio La Gioia che senti più tuoi?  
Penso che la forza del nuovo gruppo sia la condivisione dell’intero programma. Vorrei soffermarmi su 3 pilastri fondamentali:  
– Sviluppo del settore giovanile: Investire sui giovani significa investire sul futuro. 
– Sostegno alle società locali: sono il cuore pulsante del nostro movimento. È importante garantire loro maggiore visibilità, supporto finanziario e infrastrutturale, perchè possano crescere e prosperare. 
L’analisi dei bisogni di ciascuno dovrà portare ad interventi che mirano a sostenere le reali necessità delle singole società. 
– Mass media e new media: L’hockey italiano merita di essere conosciuto e apprezzato da un pubblico più ampio. Attraverso collaborazioni con i media, una presenza digitale potenziata e iniziative promozionali, saranno strumenti indispensabili per diffondere l’hockey su larga scala per farlo, così, conoscere e riconoscere dai giovani, in modo da contribuire all’allargamento della base del movimento, insomma portare il nostro sport sotto i riflettori. 
Questi obiettivi prioritari sono il riflesso della mia visione: un hockey inclusivo, accessibile e capace di unire le persone”.

Cosa pensi di poter realizzare come consigliere? 
Mi piacerebbe promuovere progetti nelle scuole e nei centri sportivi per avvicinare le nuove generazioni all’hockey, supportando le società con risorse e strumenti concreti. Creare dei canali di connessione con le scuole con progetti federali e a livello locale, utilizzando le risorse che le istituzioni mettono a disposizione, analizzandone i punti di forza e le criticità, ad esempio capire dove sono le “strozzature” che non permettono agli studenti che partecipano alle attività scolastiche hockeistiche di arrivare in società.Ogni società ha un bisogno diverso, quello che succede in Sicilia non può essere paragonabile a ciò che succede a Trieste, dovremo quindi andar ad analizzare tali criticità regione per regione e società per società. È solo grazie ad una base solida (settore promozionale) che si potrà avere un vertice di qualità (settore nazionali)”.

Quali le prime cose da fare? 
Il primo passo sarà riorganizzare i campionati giovanili e prime squadre, per ridurre i costi delle società aumentando però il numero di partite giocate e creare una nuova sinergia tra federazione e società sportive per dare linfa al settore promozionale”.

Quanto conterà il lavoro di squadra nel nuovo consiglio? 
Insieme, possiamo fare la differenza e scrivere un nuovo capitolo nella storia dell’hockey italiano. Con questo nuovo consiglio federale non dovranno esserci né vincitori né vinti, ma una nuova squadra che dovrà andare a “risvegliare” gli hockeisti che hanno perso entusiasmo, risvegliare in loro la voglia di dare un contributo alla FIH, al comitato, alla società o alla singola squadra in qualsiasi parte dell’Italia. Sarebbe importante creare legami forti tra tutte le parti in gioco per comunicare e condividere la complessità delle varie situazioni: creare una sorta di “Sportelli d’Ascolto” dedicati alla condivisione e approfondimento degli scenari hockeistici reali.Dobbiamo ricostruire le relazioni tra le società, tra le squadre e tra i singoli giocatori. Il mio motto e sempre stato R > C, la Relazione è sempre maggiore dei Contenuti, se prima non trovo una modalità di contatto e di scambio tra le persone i Contenuti non servono a nulla, in tutte le squadre in cui ho giocato ed allenato le soddisfazioni migliori le abbiamo avute quando sono state create forti relazioni tra i giocatori, lo staff e la società (FIH per le squadre nazionali) , ne è l’esempio la squadra nazionale che ha partecipato ai campionati europei di Barcellona 2003, di cui facevo parte”.

Renato Sirigu

Fra me e L’hockey è amore profondo. La scelta di chiamare Hockeylove questa creatura è la prova. L’ho giocato, l’ho insegnato, ho allenato, ho arbitrato, ho organizzato, ne ho scritto tanto quanto mai nessuno al mondo, dal 1975 ad oggi. Onesto, sincero, diretto. Come un hit bene eseguito. leggi di più sull'autore