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#discussioni HOCKEY E SCUOLA UNA CONFERENCE CALL CHE HA FATTO SCUOLA

A confronto il modello olandese proposto da Norbert Nederlof  e quello di Wein tanto caro alla vecchia scuola italiana. Possali e altri hanno fato una sintesi magistrale delle due teorie che peraltro trova conforto scritto nel mio libro “Promformazione” che conduce chiunque voglia mano per mano alla creazione dei una scuola hockey

Nella foto Norbert Nederlof, maestro internazionale, ospite d’onore dopo altri big intenzionali come Robert Justus, Sabina Zampetti, Alessandra Campedelli o personalità da Roberto Dagai a Bruno Ruscello, Ludovica Mantovani sino a Giame Carta.

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Il titolo dell’ultima conference call condotta da Flavio La Gioia: “Rapporto hockey – scuola: empatia o competenza tecnica?” è stato davvero azzeccato nella sua apparente contrapposizione.
Ha cominciato Norobert Nederlof, attuale allenatore della Polonia femminile e prima dell’Olanda, dell’Egitto, della Croazia o di club del calibro di Leuven, Klein Zwitserland, Pinoké, Laren, SCHC, Gooische, Bloemendaal, Hurley. Il consulente per la formazione della EHF ha messo in evidenza che nel modello olandese la scuola non ha un ruolo di rilievo perchè ragazzi e ragazze, dai 4 al massimo 12 anni, arrivano direttamente ai club che quindi partono con una graduale specializzazione tecnica che via via si fa più pressante.
Alcuni maestri della vecchia scuola italiana come Paolo Silvestri e Renato Melai, hanno, più il secondo che primo, invece caratterizzato il loro intervento sulla scuola di Horst Wein. Molti altri da Beppe Sbacchi, Tommy Livoli a sopratutto Peppa Possali hanno fato sintesi. Possali ha posto in risalto la necessità che il “reclutatore scolastico” sia lo stesso che poi accoglie i neo e le nei hockeiste sul campo di gioco, quando avverrà il passaggio, per rendere meno traumatico l’inserimento. Che però può prevedere a seconda delle situazioni una fase intermedia presso la stessa scuola con le attività pomeridiane. 

Tutti hanno concordato sulla necessità di un forte intervento della FIH. Oggi del tutto assente, sui protocolli d’intesa, e sulla formazione di figure professionalizzate al reclutamento, cosa sino a oggi mai implementata.
Ecco perchè la provocazione del titolo; l’empatia (del reclutatore) o la competenza tecnica (degli istruttori di hockey) ha trovato una sintesi e non una contrapposizione.
Questo il merito di un discorso proficuo e contenuto nei tempi, anche grazie alla puntuale traduzione di Franco Melis che ha consentito di non far perdere neppure una virgola del messaggio di Nederlof. 

Renato Sirigu

Fra me e L’hockey è amore profondo. La scelta di chiamare Hockeylove questa creatura è la prova. L’ho giocato, l’ho insegnato, ho allenato, ho arbitrato, ho organizzato, ne ho scritto tanto quanto mai nessuno al mondo, dal 1975 ad oggi. Onesto, sincero, diretto. Come un hit bene eseguito. leggi di più sull'autore