Due famiglie che s’incontrano per matrimonio a metà del percorso fra la prima e la terza generazione. Dal capostipite Gigi alla nipote Anna e al pronipote Luca Vlillanova Ariu una storia interrotta dal 1954 a oggi che prosegue anche in Spagna. 138 presenze azzurre, più le giovanili un’olimpiade, 21 scudetti, coppe e tornei europei. Tutto questo con solo 9 hockeisti
Nella foto Gigi Farci più di 20 anni ai vertici con l’Amsicora 15 in azzurro apre la colonna azzurra a Budapest nel 1966
(con i contributi di Franco Arangino e Giorgio Ariu)
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Anzitutto sgombriamo un possibile equivoco i due Farci che giocarono alle olimpiadi di Roma 1960 e a lungo con la maglia verde della più gloriosa società italiana non sono parenti.
Giampaolo detto Billy (1937) rappresenta un’altra famiglia mentre la dinastia che oggi qui raccontiamo imparentata con gli Ariu è nata con Gigi. Il primo di due anni maggiore, giocava ala sinistra ed esordì nel 1955 in prima squadra, la stagione precedente rispetto al nostro Gigi, con un sola presenza, poi già nel 1956 Billy (nota) giocò tutte le 12 gare di quel campionato mentre il capostipite della dinastie conquistò un ottimo bottino per un esordiente con 8 presenze subentrando a Muntoni facendo coppia con Onnis.
Gigi (1939) arrivò con Bruno Figliola all’Amsicora dalla parrocchia di San Benedetto, un gruppo creato da Nenè Figus che comunque continuò sino a disputare il campionato 1958 e un torneo tra i quartieri e neo società con Stampace, Villanova, Villasor e Fulgor. Lui intanto aveva già vinto lo scudetto del 1956, quello del 1958 e in seguito 1965, 1967, 1977. Nella ventina di annate con la SG Amsicora tutte tranne il 1960 e il 1961 – anni in cui i cagliaritani si confermarono campioni d’Italia – mise assieme 187 partite. Oltre la trentina nel vari tornei internazionali organizzati dall’Amsicora.
Ora spiego le assenze del 1960 e ’61. Nell’anno olimpico il campionato di serie A previde solo 4 partite e Gigi come Billy Salis, Figliola, Anni non giocò mai a causa della preparazione olimpica, a differenza di Lenza, Medda e Vargiu anche loro poi impegnati a Roma 1960. Nel 1961 – l’anno del servizio militare – invece indossò la maglia del Convitto nazionale a Roma. Però non finì lì. Riprese successivamente con gli Amatori arrivando ancora in serie A nel 1986 a 47 anni, smettendo solo l’anno della promozione in A.
Con la maglia azzurra Gigi Farci giocò contro un’altra nazionale1 la prima volta il 21 settembre 1958 davanti alla Jugoslavia (1-1) a Macerata per un totale di 67 presenze complessive di cui cinque all’Olimpiade, con un gol al Messico nell’1-0 dell’8 nazioni di Madrid del 1967; chiuse con il successo 1-0 sulla Polonia al 4 nazioni nello stadio amico dell’Amsicora il primo luglio 1973.
I Farci allungarono con Stefano, Sandro, Daniele e Valentina. Sandro figlio di Gigi il più affermato dei quattro fratelli ha giocato a lungo in nazionale ottimo difensore con caratteristiche di modernità rispetto all’epoca, forte fisicamente ma importante anche dal punto di vista tecnico. Qualità invece espressa ai massimi livelli da Daniele che però non raccolse quanto avrebbe meritato, il più tedesco dei fratelli maschi è stato invece Stefano molto ordinato come giocatore e oggi tuttora presente, l’unico della famiglia, nel panorama nazionale come arbitro.
Ha giocato a lungo con la Amsicora anche Valentina talentosa attaccante della SG Amsicora degli Anni Novanta che rimase a lungo legata al club di Ponte Vittorio svolgendo il ruolo di dirigente e di accompagnatrice della squadra come accadde nell’EuroHockey Club Challenge I dell’autunno 2021 a Praga. Fu l’unica femmina della famiglia prima che Anna Farci figlia di Sandro e quindi rappresentante della terza generazione esordisse nelle giovanili amsicorine poi in prima squadra sino ad arrivare a due scudetti e alla maglia azzurra due volte con la under 18 fra il 2018 e il 2021 per un totale di 7 presenze.
La storia azzurra di suo padre, Sandro Farci, cominciò contro la Francia (2-2) in Coppa delle Alpi il 26 giugno 1988 a Lione. 71 presenze con 4 gol conclusa a Cagliari nella sfortunata eliminazione del 1996 nel corso dei preliminari di qualificazione per la Coppa del mondo. Che Sandro ricorda però con affetto perchè in quei giorni a Cagliari gli azzurri vissero come i più celebrati campioni fra grande pubblico e richieste di autografi.
Molto prima inizia la vicenda amscorina: nel 1980 con il doppio titolo allievi e ragazzi allora Under 16 e 18. Nel 1984 arrivò la prima stagione in serie A con 3 gare nella stagione dell’11° scudetto della società, seguito da altri 9 titoli assoluti. Una carriera che arrivò sino alla soglia dei 40 anni, perchè si concluse nella stagione 2002-03. Di Stefano, il maggiore ricordiamo i titoli giovanili fra cui quello ragazzi 1980 in coppia con Sandro e di Daniele la cui attività si protrasse in A2 con l’Amatori ancora nel 2005.
Ho scritto a lungo del padre, ma la madre? E qui, ci fu la storia nata da una serie di lettere d’amore che andavano e venivano, tra l’indimenticabile campione e Gabriella Ariu, sorella maggiore di Giorgio, che sposò Gigi subito dopo il servizio militare. Ecco il racconto di Giorgio Ariu: “Galeotte furono le loro lettere d’amore. Mia sorella maggiore, Gabriella, mi utilizzava come postino per restituire le lettere d’amore di Gigi Farci: era un viavai letterario tra fidanzati in mal di trasferte. A me interessavano la mancia ed il pallone all’oratorio. Tutto e tutti nelle vicinanze”.
E così in questa saga familiare lunga tre generazioni arrivano anche gli Ariu La scintilla scoccò dopo i Giochi di Roma del ’60. Fu Graziano, fratello di Giorgio e dirigente sportivo della San Benedetto, a portare ancora al campetto bastoni per aspiranti hockeisti. Fu colpo di fulmine: in tanti furono rapiti dalla popolarità dei nove cagliaritani olimpici. Così Giorgio con Antonello Grivel, già suo compagno di banco e amico, si trovò in sella alla Lambretta di Alberto Maxia per lo sterrato dello stadio Amsicora.
“Muretti con il professore Filippo Vado, calli di sangue e solitudine all’alba: rimediai il bus delle sei perché in Lambretta non c’era più posto per me – così racconta Giorgio Ariu – Antonello era più grande e già strutturato fisicamente. Maxia aveva puntato su un giocatore certo. Così nacque la mia passione con furore. Piccolo e adottato dai grandi: tuta e scarpini ricevuti come benvenuto. Come un ruzzolone quando alla prima in campo osai fare un tunnel al mitico portiere Augusto Frongia, improvvisatosi terzino.
Nacque in un baleno la giovanile, prime trasferte in nave. Gigi e mia sorella si sposarono. Entrai anche in prima squadra e con mio cognato si giocò a centrocampo. Era di una classe superba. Maxia era già passato alla Ferrini e pensò di “risarcirmi” per avermi mollato facendo il mio nome ad un giornalista che leggeva i miei primi articoli di hockey sul L’Unione Sarda. A Paolo Bonomi che chiamava tutte le sere perché accettassi il trasferimento a Vigevano, dissi no. E dapprima non capì. Mi offriva perfino la possibilità di sostituirlo alla Gazzetta dello Sport. Ma lo raggiunse il mio amico Antonello Grivel e la storia la sapete tutti”.
Giampaolo Medda fu suo allenatore dalla juniores alla prima squadra lo volle anche come istruttore del Centro Coni (qui crebbe Roberto Carta). Smise, dopo due scudetti nel 1965 e 1967, nel ’74 per gli impegni di lavoro ma volle creare la “GIA Hockey Femminile” (presidente, allenatore, finanziatore). Virna Fabiani si mise in luce già in allenamento aspettando l’età giusta per esordire. Anche Antonello, il fratello minore degli Ariu iniziò uno splendido percorso sempre in maglia verde co cui divenne campione d’Italia nel 1976 e 1978. Frattanto il nipote Luca Villanova Ariu, 13 anni figlio di Marbel Ariu gioca nella cantera del FC Barcelona hockey. E la saga continua … in Spagna.
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- l’ esordio ufficioso avvenne nella precedente tournée estiva in Olanda Inghilterra e Germania ma con squadre di club ↩︎





