Era mancato Paolo Bonomi, ma Vigevano restò rappresentata. Per la prima volta con Melai e Cecca si affacciarono i CUS e venne esclusa Cagliari
Nella foto la platea dell’assemblea ordinaria del 1975 e sotto una selezione romana dell’epoca con l’allora celeberrima cantante lirica Anna Moffo (la penultima) capitana del team di hockey nella sua high school in Pennsylvania, le sorelle Costa: Silvia seconda da sinistra e Laura, quarta. Silvia poi fu eletta deputata alla camera, al parlamento europeo e nominata sottosegretario di Stato

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Il 2 marzo 1975, dopo solo due anni a Roma, Palazzo delle Federazioni, fu eletto il 2^ Consiglio Federale della FIHsP.
Erano presenti 72 società su 105 affiliati, in crescita dai 99 del 1973.
L’assemblea elettiva straordinaria si tenne – per le dimissioni della maggioranza dei consiglieri – con la biennale per l’approvazione del bilancio. All’epoca ogni due anni i conti erano sviscerati di fronte agli hockeisti, non come oggi – per disposizione degli statuti di CONI e FNS – occultati dal voto del consiglio federale e la successiva approvazione dalla giunta CONI.
Triglia, dopo le dimissioni guidate dai cagliaritani, cambiò salvo il vice Corbò la squadra su spinta del segretario generale Alfier (uno dei fondatori del CUS Torino hockey), anche se molte alleanze rimasero intatte ma con nomi nuovi, come per Vigevano, Trieste e Bra.
Soprattutto ci fu il siluramento dei sardi, la persistente esclusione di Genova, con il rafforzamento della delegazione romana che passò da 4 a 5 componenti.
Il nuovo consiglio risultò così composto: presidente: Antonio Triglia (Roma); vicepresidenti: Franco Verardi (Bologna) e Luigi Corbò (Roma); consiglieri: Sergio Melai (Padova), Franco Caggianelli (Trieste), Luciano Cecca (Torino), Lorenzo Mazzolini, Luciano Pizzoli e Roberto Mechelli (Roma), Germano Avalle (Vigevano), Augusto Lorenzoni (Bra).
Revisori dei Conti: Santino Melissano (Milano) e Alberto Minelli (Firenze); supplenti: Antonio Salvemini (FirenzeI) e Alberto Sereni (Viareggio).
Cecca e Melai, due cussini, entrarono per la prima volta e sono il segno di continuità con l’hockey di oggi.





