Nato nel 1938, allevato da Filippo. Vado in nazionale fu lanciato da Rex Norris e Zovato. Con l’Amsicora vinse i primi sei scudetti del club di Ponte Vittorio. L’hockey fra gli sport sardi è sul podio dei più rappresenti nella storia di Olimpia
Nella foto Bruno Figliola con Mario Mastino a Sassari
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Mercoledì scorso a Sassari è stato presentato il libro di Marcello Azteni edito da Sandhi “Quattro mori a cinque Cerchi” ovvero i sardi alle olimpiadi dal 1908 al 2024. In tutto un’ottantina, otto – compreso Tortu – a Parigi 2024, ma l’hockey malgrado abbia partecipato solo ai giochi di Helsinki e Roma ha una presenza davvero notevole con 9 atleti, ovvero più di un decimo del totale. Fra loro Bruno Figliola che era presente al vernissage del volume.
L’ala amsicorina mise assieme su11presenze concentrate nel triennio 1958-60, ma anticipate ancora diciassettenne e neppure titolare nell’Amsicora nella tournée in Inghilterra, Olanda e Germania di una sezione preolimpica contro squadre di club nel settembre 1955 dopo i giochi del Mediterraneo di Barcellona. Aalmeno così risulta dal monumentale lavoro di Riccardo Giorgini (C’era una volta).
Di quel gruppo solo 11 fecero poi parte della formazione olimpica di Roma 1960. Figliola ci arrivò con otto presenze, ovvero più della metà dei 15 incontri ufficiali sostenuti dall’Italia in preparazione dei XIV giochi. Fu uno dei 9 sardi inseriti da Rex Norris e Giretto Bolognesi nella lista dei 18 che presero parte all’edizione romana delle Olimpiadi. Con lui Giovanni Anni, Giampaolo Farci, Gigi Farci, Bruno Figliola, Antonio “Cicci” Lenza, Giampaolo Medda, Felice “Cicci” Salis, Antonio Vargiu, Ugo Zorco portiere e unico non amsicorino, bensì del CUS Cagliari.
Figliola giocò ininterrottamente in serie A con l’Amsicora dal 1956 al 1967 vincendo i titoli nel 1956, 1958, 1960, 1961, 1965, 1967.





