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#torneo CAIRO MONTENOTTE HA SPIEGATO IL VERO HOCKEY 5s

Il gioco è intrigante, spettacolare e performante, ma va giocato su campi dalle corrette dimensioni, con sponde idonee a supportare le sollecitazioni dei fondamentali eseguiti e con regole di gioco ben spiegate, non ultimo il challenge che sostituisce lo shootout

Nella foto il Pippo Vagabondo la società che ha organizzato la Coupe Alpine

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Rubo uno slogan al mio amico fotografo Egidio Nicora, e lo allargo: “ma vi ho ma detto quanto è bello l’hockey 5s?” Una due giorni che ha seguito gli unici altri esperimenti mai giocati in Italia, sempre a Cairo Montenotte, il torneo internazionale U18 del 2023 e il campionato italiano paralimpico sempre del 2023.

Però come ogni specialità dell’hockey sia a 11 a 7 a 5 oppure indoor  deve rispettare le sue regole. Ad esempio giochereste l’indoor su un campo di 32×16 o meno? Oppure su un campo di dimensioni olimpiche 13 contro o13? O ancora anziché le sponde di legno inclinate di 10 gradi accettereste un’attività seppure sperimentale delimitata da tronchi d’albero? 

Ecco la differenza fra l’hockey di Cairo e quello che si cerca di introdurre in Italia. Molti dicono che è pericoloso perchè si può usare l’hit – molti lo chiamano drive o tiro – da centrocampo ovvero da 23 metri dalla porta, immaginate quanto sarebbe più rischioso un tiro a difesa aperta da meno di 20 metri. Le sponde omologate a livello internazionale, lo hanno sperimentato i giovani atleti nella due giorni ligure, hanno risposta adeguata cosa che altre ad esempio i campi artigianali in legno o in gomma non offrono.

Ecco perchè se la FIH vorrà riprendere come ha fatto con gli europei in estate, l’attività intenzionale non solo con le nazionali maggiori, ma anche con le U16  allenarsi e giocare con un campo regolamentare, con regole certe e ben spiegate, ad esempio il challenge che sostituisce totalmente lo shootout, ma che in Italia nessuno aveva mai visto, diventa indispensabile. Perché non può esserci un’attività che non abbia il suo regolamento ufficiale di gioco e rimandi a quello internazionale – scritto in inglese – e che su alcuni punti offre poca chiarezza.  

Renato Sirigu

Fra me e L’hockey è amore profondo. La scelta di chiamare Hockeylove questa creatura è la prova. L’ho giocato, l’ho insegnato, ho allenato, ho arbitrato, ho organizzato, ne ho scritto tanto quanto mai nessuno al mondo, dal 1975 ad oggi. Onesto, sincero, diretto. Come un hit bene eseguito. leggi di più sull'autore