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#floorball SONIA SOPRANZI L’EX HOCKEISTA ARGENTINA CHE FORMA I TECNICI ITALIANI

Una storia particolare che narra l’evoluzione sportiva di una donna che arriva dal River Plate della calda Buenos Aires e finisce nella alpina Aosta dove regna l’hockey ghiaccio e non potendo fare il suo sport si dedica al floorball, sino a raggiungere grazie alla sua solida esperienza scientifico universitaria i vertici della formazione 

Nella foto Soria Sopranzi
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Sonia Sopranzi è la responsabile della formazione della divisione floorball, una delle due nuove discipline entrate quasi due anni fa, era febbraio 2023, nella FIH. L’ho intervistata per capire come lei che non lo aveva mai giocato si è approcciata in età adulta e quale sia stato il suo percorso per portarla ai vertici della formazione.

– Come hai scoperto questo sport?
“Sono arrivata in Italia dall’Argentina, dove ho giocato a hockey nel River Plate, agli inizi degli anni Duemila, al seguito dei miei familiari che si occupano di sport estremi, fanno rafting e altro sulla  Dora Baltea. Io che sono laureata in scienze motorie ho cercato di fare attività in questo campo con gli sport di stecca (chiama ormai così i bastoni – NdR). Non solo il classico gioco di squadra. So che sono difficili da imparare ma offrono molte opportunità ai bambini e ai ragazzi”.
– Dove lo insegni?
“In trenta scuole della Valle d’Aosta nell’ambito di progetti dalla scuola dell’infanzia sino alle superiori”.
Sonia oltre la laurea ha conseguito due master uno dei quali in management dello sport per questo è stata scelta già dalla FIUF per curare la formazione. 

– Quali sono i risultati per il floorball e magari anche per l’hockey?
“Molti colleghi nelle scuole mi chiedono di poterlo fare, ma la FIH non ha aderito ai progetti di sport e salute in Valle d’Aosta per cui non posso andare nelle scuole per fare floorball o hockey in modo specifico. Un peccato. Lo avevo già segnalato l’anno scorso”.
– Quindi per ora il reclutamento langue. Tu però hai una squadra, che al momento non partecipa ai campionati.
“Sì è lo Sporting Aosta, ci alleniamo, ma giochiamo con altri club in particolare con il Centro Lombardia Unihockey”.

– Sei anche negli staff azzurri?
“Sono parte integrante  come allenatore della nazionale U19 maschile dove mi occupo della preparazione atletica”.
– Cosa accade con loro?
“In alcune squadre il livello tecnico tattico è alto, meno quello atletico ma quando li portiamo in nazionale e lo apprezzano è il modo migliore per riportarlo nei loro club. Con loro parliamo anche di team building di prevenzione degli infortuni”.
– Come collochi il floorball italiano in ambito europeo?
“Abbiamo 4 nazionali: maschile femminile e le due Under 19. Il livello deve migliorare a 360 gradi, mediamente è discreto, ma ancora lontano dalle federazioni guida come Svezia, Finlandia, Svizzera e Cechia.  A Lignano Sabbiadoro ci saranno le qualificazioni under 19 maschili EUR2. Sarà una grande occasione”.

– Torniamo alla formazione.  
“I tecnici di floorball sono una trentina di persone in maggior parte in Lombardia Lazio, Veneto, Alto Adige  una parte di loro ha i fatto i corsi FIH, in particolare quello organizzato da Franco Melis di FIH Liguria, stiamo aspettando che la burocrazia federale faccia la sua parte”.
– Quali problematiche hai riscontrato?
“Molti sono bravi nella tecnica e nella tattica, ma difettano sul team building e nell’approccino ai giovani. Se non hanno cultura sportiva devo partire dalla basi. Vanno differenziati i livelli. Non deve più esistere il factotum. Per i bambini parto alla metodologia. Se devo insegnare il gioco cerco uno molto tecnico. Nella fasce più adulte serve chi sappia lavorare sulla tattica di squadra.Il formatore è bravo nell’ambito di sua competenza e in quella deve lavorare. Senza dimenticare la fantasia: a Buenos Aires portavo l’hockey a scuola, tanti anni fa ci siamo inventati delle stecche più leggere per evitare problemi con insegnanti e famiglie”.

– Quali sono le difficoltà maggiori nel reclutamento?
“La parte più difficile è come coinvolgere l’età più piccola non li tiri fuori dal cellulare.  Comunque è indispensabile formare dall’alto verso il basso altrimenti non hai poi la base umana. La formazione deve partire dal basso e poi andare verso la specializzazione per migliorare il livello delle nostre squadre. Tante persone  laureate in scienze motorie insegnano ai nostri bambini, ma ci sono anche gli aspecifici, in loro spesso c’è resistenza ai cambiamenti”.
– Tu sei donna, ma sono poche le praticanti in Italia?
“Le femmine sono poco numerose, in particolare al Nord. Il coinvolgimento dopo la scuola media è difficile, l’abbandono sportivo è sportivo. Va un po’ meglio nel centro Italia”.    
Chi è arrivato in fondo al resoconto di questa lunga chiacchierata ne sa di più sul floorball italiano e ha sopratutto il punto di vista molto particolare di un’italo argentina che ha giocato a hockey  prima di dedicarsi a stecca e palla forata.

Renato Sirigu

Fra me e L’hockey è amore profondo. La scelta di chiamare Hockeylove questa creatura è la prova. L’ho giocato, l’ho insegnato, ho allenato, ho arbitrato, ho organizzato, ne ho scritto tanto quanto mai nessuno al mondo, dal 1975 ad oggi. Onesto, sincero, diretto. Come un hit bene eseguito. leggi di più sull'autore