Meno male che in una specialità riconosciuta a livello internazionale l’Italia sa farsi rispettare quando si affida a competenti e sinceri appassionati e trionfa così nella Santorelli Cup
Nella foto gli azzurri paralimpici e lo staff al completo ad Albena
________________________________
Il risultato non era certo in discussione e il 9-0 con l’esordiente Bulgaria e il 5-0 con l’Irlanda che da tempo lavora in questo settore testimoniano la supremazia italiana nel parahockey europeo.
Si conclude questa mattina con la premiazione e prima la terza partita fra padroni di casa e celtici la Santorelli Cup la manifestazione voluta e sostenuta da Michele Santorelli imprenditore di origini campane ma di solida e duratura presenza in Bulgaria. In effetti fu il padre in anni quasi remoti a portare l’attività imprenditoriale sulle coste del Mar Nero e costruire l’impero che oggi il figlio ha con maestria e passione reso davvero importante. Senza mai perdere di vista l’aspetto sociale ed è proprio per questo che ha sponsorizzato una manifestazione come la Santorelli Cup inquadrata in un contesto più ampio di promozione dell’hockey giovanile in Bulgaria.
Uno spirito così sincero e vivace tanto da portarlo a gioire con i nostri ragazzi sulla spiaggia di Albena ieri sera. Quindi a lui e alla federazione bulgara un sincero grazie da tutto l’hockey italiano deluso purtroppo dalla doppia prestazione negativa alle qualificazioni europee, ma che può riconoscersi con orgoglio nel gruppo degli invincibili.
Peraltro fortemente innovato da Marco Carboni con l’innesto di giovani di assoluta prospettiva che rilanciano le speranze quasi le certezze – se a livello internazionale maturasse la decisione – di essere presenti ai giochi paralimpici di Los Angeles 2028.
Tutto positivo, ma va detto che la squadra è in evoluzione c’è ancora molto da lavorare compro l’approccio alle competizioni dei ragazzi che devono allenarsi fisicamente anche lontano dagli impegni ufficiali per presentarsi a ogni chiamata dello staff azzurro al meglio della condizione fisica, cosa che ad Albena ha difettato. Ormai sono atleti di livello internazionale e come tali devono abituarsi a gestire le proprie prestazioni.





