Storia

#olimpiadi (11). LOS ANGELES NEL 1984 FURONO PAKISTANI GLI ULTIMI ORI ASIATICI

Los Angeles 1984 fu la mia prima olimpiade estiva da giornalista. L’hockey giocava al Waingart Stadium di Monterey Park, una città della contea a 50’ di taxi dal Coliseum.  L’olimpiade era sparsa su un’area grande come la Lombardia: da Long beach (pallavolo), a Pasadena (calcio al Rose Bowl), da Anaheim (lotta) a Malibù (pallanuoto)

Nella foto l’olandese Carina Benninga presente anche a Los Angeles dove vinse l’oro

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I giochi furono boicottati, per ritorsione dai 14 paesi del blocco di Varsavia, tutti tranne la Romania. L’hockey non ne risentì.
Fu la rivincita, l’ultimo fuoco fatuo, degli asiatici e soprattutto del Pakistan che ribaltò la finale del 1972 a Monaco. La squadra guidata da Zakauddin prevalse in finale sulla Germania per 3-1. Ma ricordo soprattutto la lezione (5-2) che l’India inferse all’Olanda nella finale per il quinto posto. Film che rividi poi al preolimpico di Barcellona ’92. Mohammad Shahid, scomparso alcuni anni fa, fu uno dei protagonisti di quella memorabile partita.
Questi gli olimpionici del Pakistan: Syed Ghulam Moinuddin (GK), Rashidul Hasan, Hassan Sardar (9 gol capocannoniere), Qasim Zia, Shahid Ali Khan, Ayaz Mahmood, Manzoor Hussain, Kalimullah Khan, Hanif Khan, Nasir Ali, Tauqeer Dar, Khalid Hameed, Mushtaq Ahmed, Ishtiaq Ahmed, Naeem Akhtar.
La coppia del gol era formata da Hassan Sardar (9 reti) e Manzoor Hussain (5) innescati dalla destra dall’ala Kalimullah Khan. 

Nella Germania c’era ancora Michael Peter, oro a Monaco, con le nuove star Stefan Blöcher, Dirk Brinkmann, Heiner Dopp, Carsten Fischer, Eckhard Schmidt-Opper, e Carsten Keller. Altro cognome storico dell’hockey mondiale.
Terza giunse la Gran Bretagna di nuovo sul podio olimpico dopo 32 anni. Ecco i medagliati britannici. Ricordateli perché fra 4 anni ne ritroverete molti con alcune new entry che, forse, avete personalmente conosciuto. Ian Taylor, Stephen Martin, Paul Barber, Robert Cattrall, Jon Potter, Richard Dodds, William McConnell, Norman Hughes, David Westcott, Richard Leman, Stephen Batchelor, Sean Kerly, James Duthie, Kulbir Bhaura, e Mark Precious.


La prima vera olimpiade femminile con sole sei nazionali andò all’Olanda sulla Germania, che vinse 4 partite su 5. Tranne quella con la Germania che si classificò seconda con 6 punti (allora si assegnavano 2 punti per la vittoria e uno per il pareggio).
Terze a 5 punti USA, Australia e Canada. Le prime due ammesse allo spareggio ai rigori per la miglior differenza reti a giocarsi la medaglia di bronzo. Ultima con 5 sconfitte la Nuova Zelanda.
Queste le olandesi olimpioniche: Carina Benninga, Fieke Boekhorst, Marjolein Eijsvogel, Det de Beus, Irene Hendriks, Elsemiek Hillen, Sandra Le Poole, Anneloes Nieuwenhuizen, Martine Ohr, Alette Pos, Lisette Sevens, Marieke van Doorn, Aletta van Manen, Sophie von Weiler, Laurien Willemse, Margriet Zegers.
Fra i maschi, gli olandesi furono solo sesti, c’era ancora Ties Kruize che con 3 gol si confermò il bomber del team.
Il bronzo femminile se lo aggiudicarono gli USA della bomber Beth Anders, ma l’eroina fu la portiera Gwen “Wentz” Cheeseman. 

Vi racconto una storia personale. Vedemmo insieme la finale terzo e quarto maschile, poi scese in campo per la sequenza dei rigori con l’Australia finita a pari punti nel girone a 6. Wentz fu determinante nella seconda serie, parò tutto: finì 10-5.
Tripudio in tribuna, per la prima vera medaglia olimpica del field hockey USA – quella del 1932 fu obbligata con solo tre partecipanti – e ritardo nel mio programma di rientro. Il bus dei giornalisti per l’hotel in Wilshire B.lvd era già partito. Prima di trovare un taxi fu una vera odissea.

Renato Sirigu

Fra me e L’hockey è amore profondo. La scelta di chiamare Hockeylove questa creatura è la prova. L’ho giocato, l’ho insegnato, ho allenato, ho arbitrato, ho organizzato, ne ho scritto tanto quanto mai nessuno al mondo, dal 1975 ad oggi. Onesto, sincero, diretto. Come un hit bene eseguito. leggi di più sull'autore