L’ultimo successo degli indiani fu colto da una squadra giovane e inesperta guidata da Surinder Singh Sodhi autore di 14 gol in 6 partite. L’oro femminile andò a una squadra composta sol oda bianche anche se difendevano i colori della neonata nazionale della ex Rodhesia del Sud
Nella foto dall’account X (Twitter) del comitato olimpico indiano l’India dopo il successo in finale sulla Spagna
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Se Montreal fu la prima olimpiade su sintetico, Mosca 4 anni dopo fu la prima olimpiade femminile. Se a Montreal la politica aveva bussato alla porta. A Mosca quella porta la sfondò con il più sconvolgente boicottaggio mai perpetrato: 66 nazioni. E l’hockey fu lo sport più penalizzato. Le nazioni dell’occidente anticomunista per protesta all’invasione sovietica dell’Afghanistan disertarono Mosca in massa.
L’Italia, boicottò formalmente, cioè partecipò come comitato olimpico e non come nazione. Nell’hockey, delle squadre di prima, non primissima, fascia presero parte solo India e Spagna.
Il lotto ridotto solo a 6 squadre fu completato da URSS, Polonia, Cuba e Tanzania, finite nell’ordine. Ecco alcuni punteggi per sottolineare il basso livello tecnico: India – Tanzania 18 – 0; URSS – Cuba 11-2; Polonia – Tanzania 9-1; Spagna – Cuba 11-0.
In finale si scontrarono le prime due del girone a 6, India e Spagna avevano pareggiato 2-2. Allo stadio della Dynamo, il 29 luglio 1980, prevalse l’India 4-3. Era una squadra guidane e inesperta, molti di loro non avevano mai giocato sul sintetico, solo quattro giocatori -Baskaran, Merwyn Fernandis, Somaya e Zafar Iqbal- avevano esperienza ainternaionale.
Questi gli indiani che vinsero l’ottavo e per ora ultimo oro olimpico per il Bahrat: Allan Schofield (GK), Bir Bhadur Chettri, Sylvanus Dung Dung, Rajinder Singh, Davinder Singh, Gurmail Singh, Ravinder Pal Singh, Vasudevan Baskaran (C), Sommayya Maneypande, Maharaj Krishan Kaushik, Charanjit Kumar, Merwyn Fernandes, Amarjit Singh Rana, Mohamed Shahid, Zafar Iqbal, e Surinder Singh Sodhi. Sodhi, poi allenatore in Austria, con un gol messo a segno dopo 18” contro la Tanzania è il secondo più veloce della storia olimpica. Il bronzo andò all’URSS sulla Polonia.
Ancora più povero, per il boicottaggio, il roster femminile. Prevalse lo Zimbabwe, ex Rhodesia del sud, una squadra tutta bianca composta da Sarah English, Maureen George, Ann Grant (C), Susan Huggett, Patricia McKillop, Brenda Phillips, Christine Prinsloo, Sonia Robertson, Anthea Stewart, Helen Volk, Linda Watson, Elizabeth Chase, Sandra Chick, Gillian Cowley, Patricia Davies.
4-0 alla Polonia, 2-2 con la Cecoslovacchia, 2-0 all’URSS, 1-1 con l’India 4-1 all’Austria. Questi i punteggi che diedero l’oro alle Afrikaans davanti a Cecoslovacchia e India.
Fu è vero un esordio molto in sordina, ma resta comunque la prima volta dell’hockey con i gonnellino, appena dopo la pallacanestro e prima di altri sport di squadra da sempre più diffusi come la pallavolo e oggi straripanti come il calcio.
E l’Italia? La vulgata narra che arrivò il terzo niet questa volta di Franco Carraro, anche se alcuni attribuiscono la frase a Giulio Onesti, ma le date lo escludono. Onesti fu alla presidenza del Coni sino al febbraio 1978 quando venne dichiarato ineleggibile dopo 32 anni di governo.
Alle prime avvisaglie del boicottaggio, ad inizio 1980, il presidente Antonio Triglia accompagnato dal segretario generale Enzo Alfier si recò a perorare la causa azzurra dell’hockey presso il presidente del Coni: “Presidente – esordì Triglia – la pallina è rotonda ed in qualche maniera può succedere qualcosa di buono“. Franco Carraro – forse anche in considerazione del 13° posto su 14 del mondiale argentino e la mancata vittoria ai giochi del Mediterraneo di Spalato del 1979, torneo che seguì di persona – gelò ogni entusiasmo: “Sì però rotola sempre nella nostra porta ...”.
Niente da fare. Dopo Londra 1948 Tokyo 1964, neppure Mosca 1980. Per la terza volta il CONI negò all’hockey una partecipazione senza passare per le qualificazioni.





