Negli otto anni fra il 1964 e il 1972 l’India andò tre volte a medaglie, ma solo a Tokyo fu oro, ancora meglio fece il Pakistan con il successo di Montreal e due argenti. Le due super potenze dell’epoca vinsero insieme quanto il resto del mondo. L’Italia fu presente con due arbitri: Lelli fece la finale del 5° posto a Tokyo e e Pensosi quella per il bronzo a Monaco 72.
Nella foto Kulwant Singh e Inder Singh, con la maglia dell’HC Bra, entrambi conquistarono bronzo olimpico rispettivamente nel 1972 e nel 1968
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A Tokio le 15 squadre, una meno di Roma, furono divise in due gruppi, uno da 7 e l’altro da 8. Le prime due (India e Spagna, Pakistan e Australia) furono ammesse alle semifinali, le terze e le quarte (Germania e Olanda Kenya e Giappone) alla consolazione dal 5° all’8° posto. Le semifinali furono: Pakistan – Spagna 3-0 e India Australia 3-1. Ci si avviò così alla terza finale consecutiva fra gli arcirivali asiatici.
L’India aveva battuto il Belgio 2-0, pareggiato con Germania e Spagna, sconfitto 6-0 Hong Kong, la Malesia 3-1, il Canada 3-0 e l’Olanda 2-1 e come detto l’Australia 3-1 in semifinale. Il 23 novembre 1964, al Kamazawa Park di Tokyo si consumò la vendetta indiana.
Dopo un primo tempo ricco di scaramucce e provocazioni, ma chiuso sullo 0-0, Harbinder e Singh Joginder Singh con un’azione irresistibile al 5’ della ripresa, conquistarono un corto. Prithipal Singh, che sino a quel punto ne aveva realizzati 11, si vide intercettare la conclusone da Munir Dar di piede. L’estremo pakistano nulla poté al 41’ sul susseguente rigore trasformato da Mohinder Lal. Veemente ma sterile la reazione dei verdestellati, merito del portiere Lakshman Shankar, proclamato “uomo dell’incontro”.
L’Australia prevalse 3-2 sulla Spagna, conquistando così la sua prima medaglia olimpica. Tutte le partite furono equilibrate salvo due soli risultati eclatanti: i due 7-0 fra Australia – Gran Bretagna e Olanda – Hong Kong. Quinta la Germania, non la quella Ovest, bensì la DDR! Che aveva vinto il derby di ammissione fra le due Germanie. Vennero disputate 4 gare fra Belino e Jena, questi i punteggi: 2-4, 1-0, 1-0, 2-2.
India olimpionica 1964: Charanjit Singh (capitano), Shankar Lakshman (portiere); Rajendran Christie, Prithipal Singh, Dharam Singh, Gurbux Singh, Mohinder Lal, Jagjit Singh, Rajinder Singh, Joginder Singh, Haripal Kaushik, Harbinder Singh, Bandu Patil, Victor John Peter, Udham Singh, Darshan Singh, Syed Ali.
Udham Singh (morto nel 2000) è l’unico indiano, con Leslie Claudius ad aver vinto tre ori ed un argento olimpici.
A Tokyo era presente l’arbitro bolognese Rino Lelli che dopo 5 gare nei gironi eliminatori, di cui tre direzioni con la Gran Bretagna in campo, fu designato per la finale 5/6° posto fra Germania e Kenya che si risolse con il successo dei tedeschi per 3-0.
Al Messico, nel 1968, si ripropose l’alternanza fra le due potenze asiatiche. Ma nell’olimpiade segnata dalle Pantere nere del Black Power e dalla strage in piazza delle Tre culture, il percorso dell’Australia verso l’oro, che si coronerà solo ad Atene, fece un altro passo avanti. Gli aussie, quinti all’esordio in casa nel ’56, sesti a Roma, terzi a Tokyo, in altura giunsero in finale. Estromettendo per la prima volta dal 1936 l’India. Fra le vittime anche Ganesh, giocatore dell’MDA e poi della Levante Napoli e soprattutto di Inder Singh, italiano per scelta prima a Roma e poi a Bra.
Ecco l’Australia d’argento: Paul Dearing, Raymond Evans, Brian Glencross, Robert Haigh, Donald Martin, James Mason, Patrick Nilan, Eric Pearce, Gordon Pearce, Julian Pearce, Desmond Piper, Fred Quine, Ronald Riley, Donald Smart.
A trionfare, però, per la seconda volta in finale (2-1) fu il Pakistan. Questi gli uomini d’oro: Abdul Rasheed, Jahangir Butt, Tanvir Dar, Gulraiz Akhtar, Khalid Mahmood, Asad Malik, Mohammad Ashfaq, Tariq Niazi, Riaz Ahmad, Riazuddin, Saeed Anwar, Tariq Aziz, Zakir Hussain. Il bronzo andò all’India che sconfisse 2-1 la Germania.
Quello che non era riuscito al Wunderteam allestito dal III Reich nel 1936, fu possibile alla nazionale della Bundesrepublik a Monaco di Baviera. Giochi ricordati per l’assalto terroristico dei feddayn di Settembre nero al villaggio olimpico.
Qui entriamo nella storia quasi contemporanea. Molti dei nomi degli olimpionici del ’72 che ora leggerete vi sono noti: Wolfgang Baumgart, Dieter Freise, Werner Kaessmann, Carsten Keller, Detlef Kittstein, Ulrich Klaes, Peter Kraus, Michael Krause, Michael Peter, Wolfgang Rott, Fritz Schmidt, Rainer Seifert, Wolfgang Strodter, Eckard Suhl, Eduard Thelen, Peter Trump, Ulrich Vos.
Ad esempio, Wolfgang Baumgart stella del Frankfurt 1880 che aveva giustiziato l’MDA nella finale della seconda Coppa dei Campioni. O Rainer Seifert bandiera per due decenni del Rűsselsheimer, o ancora Michel “Micky” Peter uno dei più straordinari globe-trotter, giocò da Stoccarda ad Amburgo, dell’hockey tedesco.
In finale i tedeschi ebbero la meglio sul Pakistan (1-0). Il corto trasformato al 61’ da Krause non è un gol come tanti, non è valso solo la medaglia d’oro, ha segnato uno spartiacque fra il dominio asiatico e quello euro-oceanico.
Il bronzo andò all’India di Kulwant Singh, anche lui italiano per scelta dopo il mezzo secolo trascorso fra Piemonte e Veneto, che prevalse sull’Olanda (2-1). Non segnò lui, ma Govinda e Mukhbain Singh. In campo c’era soprattutto Osvaldo Pensosi, il piccolo grande arbitro italiano, che diresse con il francese Valette.
Fra gli oranje si mise in luce Ties Kruize, figlio di quel Ronald che incontrammo nel 1952, che segnò 18 gol in 9 match e l’anno dopo, ad Amstelveen regalò il primo mondiale all’Olanda con una tripletta rifilata all’India (3—2) a cui non bastò la doppietta di Surjit Singh che si vide annullare un gol sempre su corto, ma questa è un’altra storia.





