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#statistiche (2) QUANTI SONO I FRATELLI E SORELLE DELL’ESTERO

Sono 254 in tutto fra quelli censiti ieri e oggi. Circa 180 professionali. Drenano meno di mezzo milione di euro all’anno alla quarantina di società che hanno scelto di impiegarli. L’incognita è quanto rendono in termini di sviluppo e di risultati sportivi 

Nella foto la seconda tabella con le altre formazioni di A2/M A2/F e B/M, domani la prossima e ultima puntata con le altre società che svolgono attività hockeistica in Italia fra solo indoor, giovanile, parahockey e promozionale 

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La tabella pubblicata ieri ha censito 196 fra atleti e atleti di scuola estera, fra loro risultano 9 hockeisti di A2/M e 9 hockeiste di A2/F per gli apparentamenti maschile femminile (ad esempio HCU – CUS Torino, Moncalvese, Superba – Xeneize … ) che andrebbero conteggiati sommandoli ai 58 di oggi.
Ne consegue che nei 4 campionati maggiori (AE/M, AE/F, A1/M, A1/F) i scuola estera sono 178 negli altri 3 campionati (A2/M, A2/F e B/M) sono invece 74. Ovvero una media di 5 a squadra nelle due categorie maggiori e 1,8 nelle due serie maschili inferiori e nella terza serie femminile.
In serie B/M Savona HC, US Grantorto, CUS Genova, AR Fincantieri, Amatori Cagliari non ne hanno schierato nessuno come HPF Valchisone, HT Sardegna, Fortitudo Cagliari e HC Olimpia TSS in A2/F, malgrado la società pugliese avesse tesserato Consoli che per un infortunio non è potuta scendere in campo nella doppia sfida con la Polisportiva Galatea. 

In A2/M il primato nell’utilizzo di scuola estera va all’HCU Rassemblement (6), in B/M all’AZ Team Avezzano (5). Le due neopromosse in A1/M Riva e Adige ne hanno schierati  tre a testa (argentini e pakistani), mentre le due salite dalla B/M (Savona e Ragusa) hanno utilizzato un argentino ciascuna.
Ancora più che nelle serie maggiori qui abbondano i e le lungo residenti (dalla maltese Molenaar al belga De Jonge dall’egiziano Sameh al pakistana Fayyaz) molti di loro sono da tipo cittadini italiani. Poco più che una trentina sono assimilabili al concetto di professionali. Non è azzardato conteggiare, sui 254 censiti, cerca 180 a libro paga dei club, per una media di 1.500 euro stagionali pro capite a cui vanno aggiunti costi degli eventuali voli e delle spese di soggiorno. La spesa, quasi ai si tratta di investimento, a carico della quarantina di club italiani che hanno deciso di avvalersi delle loro professioni non arriva al mento milione di euro all’anno. 

Troppi, tanti, pochi? La domanda a mio giudizio è un altra quando rendono? Ecco per il benessere delle nostre società è da questo punto che i decisori dovrebbero ripartire per indirizzare un ordinato, efficace ed efficiente sviluppo dell’hockey italiano. 

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Renato Sirigu

Fra me e L’hockey è amore profondo. La scelta di chiamare Hockeylove questa creatura è la prova. L’ho giocato, l’ho insegnato, ho allenato, ho arbitrato, ho organizzato, ne ho scritto tanto quanto mai nessuno al mondo, dal 1975 ad oggi. Onesto, sincero, diretto. Come un hit bene eseguito. leggi di più sull'autore