Il primo un bolognese senza trascorsi nell’hockey che poi diresse una finale olimpica, il secondo più volte campione d’Italia con il GUF Genova e con il Genova HC e olimpico a Helsinki 1952
Nella foto (archivio Arangino) a sinistra in piedi gli arbitri Lanfranchi e Tinti con l’Amsicora campione del 1965 a Bologna
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Neppure allora mancarono le polemiche. Ne ricordo una del 1960: finale scudetto giocata il 15 gennaio 1961 al Tre Fontane Amsicora – Genova HC 1-0. Arbitri: Pensosi e Nardis di Roma. Loro due diressero benissimo secondo Vittorio E. Ricciotti che scrisse sul Corriere dello Sport: “ … gli ottimi Pensosi e Nardis, due arbitri che ci sono piaciuti non soltanto per la loro attenta e imparziale condotta tecnica, quanto per l’energia dimostrata in più di un frangente”. 1
La polemica riguardò le date. Gigetto Bolognesi uomo di grande misura e CT azzurro ai giochi olimpici di pochi mesi prima dichiarò: “La vittoria dei sardi è meritata, è passato però troppo tempo tra l’inizio e la fine del campionato”; Gino Gastaldi (poi vice presidente FIHP), direttore del Centro Sviluppo per Liguria e Piemonte rincarò la dose: “Un incontro solo non può valere un titolo…”; Gastone Puccioni, olimpico a Helsinki e quell’anno giocatore simbolo del Genova HC chiuse però la vicenda così: “I se e i ma contano poco, la realtà è che Genova è al secondo posto.”2
La polemica autentica e più più clamorosa fu quella durante la finale del 1963, per l’abbandono del campo delle due finaliste, ma quella è una storia raccontata diffusamente nella sezione campionati che vide protagonisti due arbitri esperti come il genovese Lanfranchi e il maceratese Capellacci. La responsabilità della mala gestio della vicenda fu tutta della federazione (allora FIHP); sarebbe doveroso un atto riparatore, come ho scritto più volte su queste colonne3 , che la FIH riconosce a MDA e AMsicora il titolo ex aequo cancellando dal suo albo d’oro almeno questa bruttura dello scudetto non assegnato.
Nel 1965 la finale del campionato di serie A fu affidata a Gino Lanfranchi e al bolognese Tinti, arbitro ormai di punta che aveva esordito nel 1960 nell’amichevole Olanda – Svizzera e in Europa continuò ad essere chiamato che accade il 10 ottobre 1964 con l’esperto concittadino Scarani a Poznan in Polonia-Spagna. Il genovese nel corso dei tempi regolamentari annullò per fallo di bastone un gol a Kiki Aramu, che poi segnò nei supplementari il gol scudetto. Le proteste del futuro segretario generale della FIHSP furono contenutissime.
L’anno successivo al Flaminio di Roma, che poi vide negli Anni Settanta la Coppa Intercontinentale, stesse protagoniste risultato opposto, ma sempre con la coppia regina Tinti – Lanfranchi.
Non mancarono episodi deprecabili come quello del 23 maggio 1965 nell’incontro di serie A 3 Elle Vigevano (attuale SH Bonomi – NdR) – Labor Bologna; “nel corso di una mischia i giocatori si colpirono con i bastoni, mischia che riprese, dopo una pausa per l’intervento di due giocatori vigevanesi tanto da costringere gli arbitri a sospendere l’incontro. La CTF sospese per due giornate il campo per l’assenza della forza pubblica, distribuendo 22 giornate di squalifica fra tre giocatori della 3 Elle e un giocatore del Labor, più tre mesi di squalifica al dirigente lomellino”4.
Invece fu un errore tecnico arbitrale che fece ripetere la gara di serie A fra MDA e Pontevecchio nel 1968. Un fischio decretò un rigore mentre la palla stava entrando in porta, a quel punto resosi conto dello svarione la coppia Sabeddu – Mingozzi decise per assegnare il gol all’MDA; su reclamo dei bolognesi il COG (comitato omologatore gare) fece ripetere la partita perchè “la sospensione del gioco determinata dal fischio arbitrale ha in ogni caso valore assoluto”. La decisone fu presa dall’avv. Mario Libotte, padre di Claudio Libotte autore del gol!
Fra gli altri fischietti in luce quegli anni vanno ricordati Gandiolo di Alessandria, Luparia di Vercelli, i novaresi D’Andrea, Margheritis, Sassone, il milanese Pasquali, Anduyar di Desio, il padovano Balzano, i bolognesi Calzolari, Busi, l’estense Mingozzi, i romani Camilletti, De Cesaris, Salvati, Vasapolli i cagliaritani Dotzo e Sabeddu. Dalla relazione del 1965 del presidente Arrigo Chiarle storico arbitro milanese emerge che nel 1963 i fischietti del “prato” diressero 229 gare e nel 1964 352.
Il decennio si chiuse in modo diversissimo per i due protagonisti. Tinti a Mexico ’68 diresse otto partite olimpiche compresa una semifinale e la finale (Pakistan – Australia 2-1) e venne decretato miglior arbitro del torneo. Gino Lanfranchi, che le olimpiadi le aveva fatte fa giocatore nel 1952, morì nel 1969, poco più che cinquantenne
- Corriere dello Sport 16 gennaio 1965 “Il Cagliari campione d’Italia” ↩︎
- Giorgini, Riccardo: Pinna, Luciano. Breve storia dell’hockey italiano. Pan Metronotti Aristoni, 2015, pag. 40 ↩︎
- https://www.hockeylove.news/2023/12/07/storia/50simo-i-campionati-8-mda-e-amsicora-hanno-diritto-allo-scudetto-del-1963/ ↩︎
- Giorgini, Riccardo: Pinna, Luciano. Breve storia dell’hockey italiano. Pan Metron Ariston, 2015, pag. 59 ↩︎





