Il giovane difensore e cortista dell’HCC Butterfly si racconta nel corso di una lunga chiacchierata che spazia dai suoi esordii all’IC Montessori sino ai suoi progetti di futuro
Nella foto Daniele Cavallini
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Proseguo con le interviste a giovani possibili campioni con un altro hockeista romano. Un difensore titolare inamovibile dell’HCC Butterfly e protagonista già in due europei giovanili.
– Chi ti ha fatto conoscere questo sport?.
“Anche io come molti altri miei compagni di squadra vengo dalla Montessori, la scuola in cui insegna Marco Grossi. Ho cominciato in quarta elementare. All’inizio, il primo anno solo andavo al campo al sabato mattina. Nei successivi a otto dieci tutti i giorni all’Acqua Acetosa”.
– Quindi un incontro strutturato e non fortuito, quanti altri tuoi compagni hanno continuato?.
“Della mia classe non ha continuato nessuno. Io faccio parte del gruppo di D’Amico, Allegri, Mattioli anche se sono di un anno più piccolo”.
– Hai avuto esperienze tattiche in più ruoli?
“No, da quando ho cominciato giostro sempre in difesa. Adesso gioco difensore centrale per l’indisponibilità di Valentino Allegri, come laterale prediligo la sinistra, ma mi adatto anche a destra”.
– Tu nelle formazioni in cui giochi rivesti spesso un ruolo molto particolare dell’hockey me lo confermi?
“Sì, sono cortista, un cortista vero anche se in prima squadra c’è un grande specialista come Luca Valentino. Io tendenzialmente tiro basso a meno che non ci sia di fronte un portiere particolare che suggerisca altre soluzioni”.
– Quali sono gli attaccanti del campionato italiano più difficili da affrontare?
“Bhana è imprevedibile, Dionisi Vici non si ferma mai, Garrone tecnicamente è fortissimo, Giuliani molto forte con il bastone la muove bene e occorre essere pazienti come del resto con ogni attaccante. Questi come altri hanno caratteristiche particolari che vanno interpretate durante la partita”.
– Anche dopo il giro di boa, malgrado la partenza di un campione come Kropholler dopo l’indoor, il Butterfly ha un’ottima posizione in classifica, che se ce ne fosse stata l’opportunità neppure i bookmakers londinesi avrebbero mai quotato, come spieghi questa situazione molto favorevole per voi?
“Non mi aspettavo di avere più punti dell’anno precedente, ma vedendo come abbiamo cominciato con pazienza e umiltà non mi stupisco più di tanto. Forse sarà per demerito dell’anno scorso?” In effetti le domande le faccio io, ma la tua può avere un senso.
– Restiamo sulla classifica quali sono le squadre che ti hanno stupito di più sinora?
”Mi ha impressionato Tevere, lo sapevamo hanno un bel gioco e 8/9 personalità importanti… ma tu lo sai. Mi ha stupito invece la Lazio una squadra che sale dalla serie inferiore e ci crede perché già preparata. L’Amsicora? In finale non saprei chi vincerebbe fra lei e la Tevere, ma quest’anno non è prevista. Hanno vinto molto e come gli altri hanno molti giovani di qualità”.
– Negli ultimi anni è cresciuta la qualità dei giovani innesti?
“Il livello è cresciuto, ad esempio noi giocavamo in maniera più rustica meno strutturata, poi l’arrivo di Cirilli ci ha sistemato. Tante squadre ora fanno affidamento su giovani davvero forti”.
– Quali sono i tuoi modelli internazionali?
“Da giovane mi avevano impressionato Janssen, Hendrickx, Van Loren tutti difensori e cortisti che continuo a seguire perché penso che la visione dell’hockey di alto alto livello mi aiuti a migliorare”.
– Che percorso universitario segui e come ipotizzi il tuo futuro?
“Studio scienze motorie al Foro Italico, mi piacerebbe restare nel mondo dello sport, per il mio futuro può essere una scelta forse anche nell’hockey ma non In Italia, almeno non per ora no”.
Chiudo con una considerazione amara: non è bello sentire un giovane talento che ama il suo sport che non riesca a intravedere il suo futuro nella sua patria di origine, occorre costruire le condizioni affinché gli italiani migliori restino in Italia. Ci vorrà tempo, ma creare sbocchi professionali per gli hockisti dev’essere uno degli obiettivi dell’hockey italiano.





