L’augurio va a tutti coloro che con resilienza spirito di sacrifico e tanta passione tengono viva la fiammella dell’hockey italiano devastato da campionati costosi e di sempre minore tasso tecnico, dai risultati delle nazionali maggiori che non sono mai messe in condizione di centrare gli obiettivi, dall’inesistenza di politiche di sostegno ai club, di formazione, comunicazione, sviluppo, coordinamento, rapporti con il mondo socio sportivo e anche politico
Nella foto il mio consueto augurio a tutti voi
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Non deve venire meno la speranza cambiare si deve e soprattutto si può. Nell’hockey italiano coi sono tante intelligenze sopite, tante competenze umiliate, tanta volontà trascurata, tante energie represse. Sono queste le quattro gambe della resurrezione possibile.
Rendere dignità ai campionati, in particolare a quelli giovanili, riportare ordine in quelli maggiori: non basta chiamare élite la vecchia A1 con la sola differenza delle maggiori tasse d’iscrizione.
Non è una soluzione cambiare allenatori a ogni torneo europeo o mondiale (le rare volte che capita) per nascondere i fallimenti di programmazione. In questi come in altri campi i programmi devono essere quadriennali con proiezione sul ciclo olimpico successivo.
Non ci si può nascondere dietro il solito i ritornello “non ci sono soldi”. Dove finiscono, dove sono finiti come sono spesi i molti milioni di euro, ben più di una decina, al netto dei costi del personale, che in un quadriennio lo Stato italiano – tramite Sport e Salute – ha erogato all’hockey? Una domanda che resta senza risposta.
Se non ci fosse Hockeylove chi farebbe comunicazione.? Perchè la formazione è lasciata a situazione episodiche e spesso farraginose e non riguarda per esempio il delicato ruolo della dirigenza sportiva e quello basilare dei giovani atleti?
I territori sono abbandonati al loro destino; il settore scuola vive di iniziative non proprie, spesso mal gestite, senza neppure il concreto sopporto del necessario materiale sportivo. I rapporti con Sport e Salute (l’unico vero finanziatore della FIH) come con la politica nazionale sono inesistenti. Solo un flebile filo per interessi personalistici con il CONI che di fatto da anni non è più messo nelle condizioni di contribuire economicamente alla casse federali. È solo un soggetto regolatore (vedi il nuovo statuto imposto dalla legge e affidato a un commissario ad acta).
Ecco perché cambiare si deve e soprattutto si può.





