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#personaggi FLORIANO BOTTARO DA GENOVA ALL’MDA E POI ALLA COGECA CON TANTO AZZURRO 

Fu anche ottimo giocatore nelle serie A di baseball. Vice campione d’Europa nel 1969 con l’MDA. Sei volte campione d’Italia, anche con il Vigevano e presente nello storico 1-0 sulla Spagna del 1966

Nella foto Floriano Bottaro con la maglia della Cogeca e il terzo in piedi da sinistra sia nell’Italia dell’8 Nazioni a Barcellona 1964  e nella figurina Panini dell’MDA 

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Ha vinto cinque scudetti a Roma con l’MDA, uno più una coppa Italia a Vigevano con la Cogeca. È stato vice campione d’Europa per club nel 1969  e uno dei difensori migliori, per tecnica, velocità, senso tattico e forza della sua generazione. Ha vestito 22 volte la maglia azzurra negli anni Sessanta, in uno dei momenti migliori della nostra nazionale. Ha giocato contemporaneamente per un decennio nella serie A di baseball con il CUS Genova.
I successi colti da Floriano Bottaro avrebbero potuti essere di più, ma soprattutto c’è uno che manca e che manca a tutto l’hockey italiano. Comincio da qui il racconto della lunga chiacchierata fatta a San Martino a pochi passi dallo stadio Carlini, noto ai più anziani come Nafta o Shell, storico tempio dell’hockey genovese. 

C’è una cosa che mi porto dietro, era il 4 aprile 1971 giocavo da sei anni a Roma, ma quel campionato feci poche partite, ecco perché. Arrivò la gara con l’HC Roma, entrai dalla panchina sullo 0-2, forse ero troppo carico, mandai Inder a quel paese e non riuscii ad evitare  quell’1-3 che avrebbe potuto costarci il campionato”.
Quella sconfitta pesa come un macigno sulla storia dell’MDA e dei suoi campioni, mai gli avieri avevano incassato 3 gol in una sola gara. Certi anni (1963 e 1964) ci volle tutto il campionato. Molti di loro sono convinti che un arbitro (Pensosi  – NdR) se la fosse venduta, seppure per uno scambio non economico molto vantaggioso, ma questo è tutto da dimostrare. Certo è che il gol del 3-1 di Tomei fu in netto fuorigioco e che alla fine ci fu una rissa generale. 

  • -Cosa accadde dopo?
    Al rientro nello spogliatoio mi sentii gli sguardi di tutti addosso, l’atmosfera era pessima. Capii che qualcosa si era rotto, ora però penso che questo valesse solo per me. Ripiegai maglietta e tuta e li lasciai lì. Poi senza salutare me ne andai. Dovevo prendere il bus per Termini per tornare a Genova. Alla fermata mi misi a piangere, venne la fidanzata di Renato Tito a consolarmi. Non ricordo altro. Mi spiace, lo dico oggi, dopo tanti anni perchè Sandro Vannini per me è stato un fratello maggiore”.
    Addio definitivo?
    Non tornai più. Sandro Vannini mi pregò di giocare almeno la coppa dei campioni che si disputò la settimana dopo. Non andai. Ancora adesso quell’assenza mi viene rimproverata perchè chi giocò al mio posto non aveva le mie caratteristiche”.
    Anche in questo caso il fatto certo è che l’MDA perse ai rigori dall’SC Frankfurt 1880, in modo peraltro molto discutibile per un palese errore arbitrale, ma con Bottaro in campo forse l’esito sarebbe stato diverso.

– Dopo l’MDA che strada scelsi?
Da tempo Paolo Bonomi i faceva la corte. Chiesi il cartellino e fra due persone per bene come lui e Vannini non ci furono problemi”.
– Non era la prima volta che chiedevi di cambiare squadra?
No accadde a Genova. Io prestavo servizio militare in marina al ministero. Dopo un paio d’anni chiesi al Genova HC il cartellino, non me lo volevano dare. Alla fine, malgrado la contrarietà di Arnaldi, li convinsi, perché tanto con loro non avrei più giocato”.
– Eppure Arnaldi ti aveva portato in nazionale.
È vero ho esordito con lui, ma non è che fosse granché considerato nell’ambiente e io continuai anche senza di lui. Fra l’altro poco prima di essere avvicendato fece arrivare dalla federazione una lettera alla marina, in cui si annunciava che non ero più considerato atleta di interesse nazionale”. Questo era Giorgio Arnaldi e gli hanno pure intitolato il campo del Lagaccio.

– Riavvolgiamo il nastro. Come quando e dove hai cominciato?
Era il 1960 giocavo a baseball, con i fratelli Morganti, quando non andavamo al Carlini giocavamo in un piccolo giardino dietro la scuola (allora era l’elementare Canevari- NdR) c’erano anche ragazzi come Marco Chiarugi che giocavano a hockey, ci siamo scambiati le esperienze e ho cominciato così”.

La sua prima squadra fu il Jolly, ma  essendo agli inizi nel 1961 non partecipò alla finale juniores vinta dall’US Triestina proprio davanti all’HC Jolly e al CUS Torino. Però in estate, dopo alcun raduni, Bottaro esordì con la nazionale juniores al trofeo Zovato, con in porta l’amico di baseball e di giochi Bruno Morganti e gli altri genovesi Arscone, Claudio e Chiarugi. Dal Jolly, serbatoio del Genova HC il passo fu breve e da qui i primi campionati di serie A, con un terzo, un quinto e un nono posto. La discesa del Genova HC era evidente, da qui complice il militare l’idea di giocare con la più performante MDA.

L’esordio in nazionale avvenne a soli 18 anni a Zagabria con la Jugoslavia  (1-0) e fu subito vittoria. Poi arrivarono il bronzo ai Giochi del Mediterraneo (1963), la vittoria sulla Spagna (1-0) con gol del compagno di squadra ex Jolly pure lui Duranti all’8 Nazioni di Lione e l’anno successivo a quello di Barcellona con gli altri due genovesi Bazzurro e Duranti. Poi il successo al trofeo Zovato (1965). Nel 1966 i pareggio (1-1) con il Belgio sempre al trofeo Zovato, il torneo del Cairo con Marmo anche lui del Genova HC e ancora un 8 Nazioni quella volta a Madrid con lo 0-3 contro i maestri indiani. Invece saltò la tournée in India del 1970.
Ero appena entrato alla Telecom, Allora si chiamava SIP e non mi diedero le ferie”.

Così arrivò il trasferimento alla Cogeca, dove dopo lo scudetto giocò la seconda Coppa dei Campioni dopo l’altra saltata nel 1971, ma seppure la squadra di Paolo Bonomi forse rafforzata anche da altri ottimi giocatori, oltre i genovesi c’erano Gandolfi e Murgia, l’esito non fu da medaglia.
Si chiuse di fatto qui la carriera hockeistica di Floriano Bottaro che nel frattempo, sempre con l’amico di giochi e di baseball Bruno Morganti aveva giocato, sino al 1971, anche ottimi campionati in serie A con il CUS Genova. 

Renato Sirigu

Fra me e L’hockey è amore profondo. La scelta di chiamare Hockeylove questa creatura è la prova. L’ho giocato, l’ho insegnato, ho allenato, ho arbitrato, ho organizzato, ne ho scritto tanto quanto mai nessuno al mondo, dal 1975 ad oggi. Onesto, sincero, diretto. Come un hit bene eseguito. leggi di più sull'autore