C’è chi ha scommesso tutto su Parigi 2024 e solo per scaramanzia dovrebbe aver già firmato la lettera di dimissioni. Così, questo è l’augurio, ad agosto una volta nello stadio di Colombes potrebbe mostrare con orgoglio l’inutilità di quel foglio
Nella foto i volti vincenti dello sport femminile azzurro, a questo ci dobbiamo ispirare. Siamo l’Italia
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Laviamo in pubblico i panni. Lascio ad altri l’ignavia e preferisco la trasparenza della discussione aperta, anche con discorsi scomodi e controversi.
Punto primo e intransigibile, ogni nazionale azzurra che scende in campo deve ricevere il sostegno totale e incondizionato degli sportivi italiani.
Punto secondo, inattaccabile pure questo l’Italia dell’hockey deve gratitudine alle hockeiste di scuola (in particolare) argentina che hanno vestito, difeso e onorato la maglia azzurra.
Punto terzo, se avere una nazionale competitiva o meglio vincente portasse concreti vantaggi al movimento nazionale e se di questo avessimo certezza documentata e comprovabile, facciamo (non carte false, questo lo lasciamo agli spregiudicati) tutto il possibile.
Punto quarto, non escluderei neppure il paradosso – nel caso precedente – di una nazionale totalmente appaltata in Argentina con sede (è una mera ipotesi) al Club Italiano di Buenos Aires e composta da talenti locali.
Punto quinto, la partecipazione olimpica cosa porterebbe al movimento dell’hockey italiano, previsto che un piazzamento nei primi 4 è da escludere, in termini di visibilità sponsorizzazioni, promozione? Quanti minuti dedicherebbero a questo i media di TV (non la defunta Eleven) di main stream? quanti centimetri di piombo le teste nazionali? In soldoni di quanti euro crescerebbe il contributo statale erogato da Sport & Salute? Ecco, a queste domande una governance competente dovrebbe dare risposte immediate, che però non hanno e non sanno.
Questo per dire quanto sia laico e scevro da pregiudizi ogni mio ragionamento. Scritto questo, trovo sconsiderato procedere senza un chiaro progetto, di cui non esiste traccia documentata, per la gestione dell’Italrosa.
Il cambio in corsa del tecnico, dopo l’altrettanto affrettata sostituzione di Roberto Carta né è il segno; la scelta neppure tattica, ma solo contingente si delocalizzare prima in Belgio e poi in Spagna i raduni azzurri rappresenta la controprova; l’assoluta mancanza di collegamento fra nazionali giovanili, club, settore allenatori dello staff (esiste?) dell’Italrosa è la prova regina.
Dopo il preolimpico indiano il tema andrà ripreso affrontato e sottratto agli incompetenti. Per ora l’augurio, l’affetto, il sostegno, il tifo va alle 18 ragazze chiamate a indossare quella stessa maglia, non purtroppo nell’hockey che ha portato alla nazione 759 medaglie olimpiche, centinaia e centinaia di titoli mondiali nel complesso delle varie specialità sportive.
Le azzurre devono avere la consapevolezza anche non difendono solo colori di una federazione piccola e mai vincente ma quando vestono l’azzurro hanno la stessa dignità di Federica Pellegrini, Valentina Vezzali, Vanessa Ferrari, Federica Bignone Sofia Goggia, Sara Simeoni, Paola Egonu, Fiona Mey, Josefa Idem …





