La lunga trasferta cinese potrebbe regalare all’Italrosa la prima qualificazione olimpica della storia dell’hockey italiano. Le avversarie sono complicate ma non fuori dalla portata delle azzurre
Nella foto Federica Carta uno dei punti fermi degli ultimi tre CT azzurri
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La nuova Italrosa di Mondo riparte domenica 15 ottobre dalla Spagna – come Hockeylove vi aveva già annunciato – con un raduno su tre giorni da lunedì a mercoledì. Ci saranno alcune novità, certe di prospettiva, altre che potrebbero incidere sulla lista delle 18 per Guangzhou.
Altri raduni sono già fissati per novembre (5-8; 27-29), come si vede con cadenza quindicinale, quella promessa e non mantenuta a Robert Justus. Più lunghi i successivi due a Valencia nel mese di dicembre. Mentre l’ultimo a gennaio a ridosso del torneo, previsto ancora. Valencia, dovrà per forza trovare una collocazione cinese per fare ambientare le ragazze, con un forte aggravio dei costi.
Analizziamo però il nostro girone e il torneo pro olimpico di Gauangzhou. ll girone azzurro comprende Gran Bretagna (inarrivabile), Nuova Zelanda (fra le più abbordabili nelle teste di serie) e USA (alla portata) inferiore tecnicamente e anche tatticamente.
Per qualificarsi per Parigi 24 occorre però lasciarsi dietro (escluse tedesche e britanniche), anche Corea o Cile. Compito che superate NZ e USA tutto sommato non sembrerebbe impossibile.
La Nuova Zelanda è l’avversario più ostico senza dubbio. Non vince però dal 17 giugno (2-1 in casa con l’Argentina), poi su 10 partite ne ha perse 8 e pareggiate 2. In precedenza salvo i pareggi con USA, altra squadra in grande difficoltà, e Cina ha subito altre 7 sconfitte. Tutte però con squadre di rango. Insomma su 20 partite ne ha perse 17 e vinta 1. Con una squadra in crisi di identità, giocatrici in uscita e giovani non all’altezza.
Questa sarà la partita chiave, vincere contro le Black Sticks significa mettere una grossa ipoteca su Parigi 2024.
La Corea non ci può spaventare la storia recente lo dice (2 vittorie e 3 pareggi nel ultime 5 partite). Il Cile di più, specie dopo lo 0-3 di Dublino, mai documentato dalla FIH opaca, ma che va giustificato dall’arrivo frettoloso in Irlanda, mentre le cilene erano acclimatate, e da una partita nata male con 3 gol subiti rispetto alle 5 entrate in area, e le molte occasioni non realizzate dalle azzurre.
Le domande da farsi ora sono: che senso ha avuto il licenziamento di Justus a pochi mesi dalla qualificazione? Perchè non gli fu garantito lo stesso programma che ora è proposto a Mondo?
Se le risposte sono collegate alla sicumera scollegata dalla realtà espressa sulla sede (Valencia anziché Guangzhou) del nostro torneo, il naufragio cinese è già scritto aldilà dei contenuti tecnici.





