Un piazzamento che vale una bellissima e graditissima promozione, ma che non sposta l’effettiva realtà dei valori in campo ed è figlia solo dell’allargamento del Champions da otto a 12 squadre
Nella foto Franco Harte, Claudio Brocco, Felix Dionisi Vici protagonisti con gli altri azzurri della promozione
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La nazionale maschile guidata da Gianluca Cirilli riporta dopo 23 anni l’Italia fra le prime 12 rappresentative in Europa. Al termine delle qualificazioni romane gli azzurri dopo due netti successi su Ucraina e Portogallo conquistano il secondo posto grazie alla sconfitta (1-3) contro la Scozia. Un dato oggettivo che non deve essere sottaciuto, perché gli azzurri avranno l’occasione di confrontarsi con alcune delle migliori squadre europee. Cosa che non accade da molto tempo, salvo alcuni test clandestini o poco più contro la Spagna, di cui si non trova traccia in nessun sito ufficiale europeo, manco fosse una vergogna rappresentare la federazione il CONI o in qualche modo il bel paese.
Dato a Cesare quel che è di Cesare ovvero il raggiungimento di un obiettivo a brevissimo termine, con la stessa onestà intellettuale devo ricordare che tra il 2005 e questo 2026 la nostra nazionale maggiore non ha mai avuto accesso al Championships, ovvero alle prime otto piazze europee. Sempre con obiettività va ricordato a tutti che senza l’allargamento voluto dalla EHF, di cui la FIH non la merito alcuno, la sconfitta contro la Scozia ci avrebbe ancora una volta preclusa l’accesso al Gotha continentale.
Questi sono i fatti nudi e crudi per cui non resta che concludere ribadendo il plauso ai 18 azzurri allo staff a chi li ha diretti e sostenuti in questo percorso di qualificazione senza misconoscere che nella sostanza il valore e la posizione numerica nella classifica europea non è mutata rispetto a quella del 2005 del 2007 e degli europei seguenti. Che fra l’altro hanno visto protagonisti alcuni dei membri dell’attuale staff. E loro lo sanno, come stanno realmente le cose. Per cui, se questa volta hanno deciso di lasciare a casa giovani talenti, perché considerati ancora tatticamente immaturi, e hanno sbagliato perché non è che con Iossa o Faggian avremmo perso contro Ucraina o Portogallo. Adesso d’ora in avanti sarà il momento di puntare su di loro e su altri a partire da Atzori, passando per Succi Muzzioli, Saoncella, Arzenton, Ciaramella e tanti altri che chiunque potrebbe citare per ridurre la dipendenza da giocatori che meritano tutto il nostro rispetto ringraziamento stima, ma che non sono parte integrante del movimento nazionale. Non va dimenticato neppure che nessuno staff può lavorare in prospettiva con contratti annuali. Se devo portare un risultato immediato, non faccio investimenti sul futuro. Questo non dipende dai tecnici ma dai politici. Diamo, diano fiducia a questi professionisti e tutto il movimento ne sarà ripagato. E questo loro lo sanno.





