Il grande coach, 66 volte internazionale con gli Oranje vicecampione del mondo nel 1978, allenatore due volte mondiale, è mancato in questi giorni. Ne ho già scritto sul secondo volume Hockey 90 anni di storia, che è già nelle mani dell’editore e uscirà in ottobre, perchè la sua vita dal 1978 in poi anche a Sidney 1994, si è intrecciata con quella dell’hockey italiano
Nella foto Hans Jorritsma quando vinse il mondiale 1994 con il Pakistan
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Sia Hans Jorritsma come Jesse Owens sono diventati simboli di come lo sport possa assumere anche un significato morale e politico. Se il lunghista afro-americano trionfando alle Olimpiadi di Berlino 1936, smentì con i suoi successi le teorie naziste sulla supremazia della razza ariana, Jorritsma, andò oltre: rifiutò nel 1978 di partecipare alla premiazione per non stringere la mano al dittatore Jorge Rafael Videla, in piena solidarietà con le Madres de Mayo e con i desaparecidos, quando ancora nessuna ne parlava.
Il grande coach olandese è scomparso all’età di 77 anni, lo ha comunicato, in ritardo per il pudore della famiglia, la federazione olandese. Da Head Coach vinse due mondiali nel 1990 con l’Olanda e nel 1994 con il Pakistan e il bronzo olimpico nel 1988. Due hockeisti italiani gli erano molto legati: Roberto Tolentino e Maro Massetti. Jorritsma lasciata la KNHB lavorò a lungo con il commento olimpico olandese e po ia con la Federcalcio. È stato una dubbio uno dei measti di hockey più influenti al mondo





