La federazione europea non ha ritenuto nessuno fra i pochissimi emergenti, come età non certo per qualità, tesserati con la FIH meritevoli di essere inseriti in questo nuovo progetto di sviluppo
Nella foto la e EHF indica la direzione, un messaggio che sembra non essere compreso
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Non c’è nessun italiano fra gli otto arbitri provenienti da altrettante federazioni del continente selezionati per formare il Gruppo 18 dell’EuroHockey Institute Umpire Development Programme (UDP) che inizierà il suo viaggio biennale all’inizio del 2026.
Il programma continua ad essere uno dei programmi chiave dell’organizzazione nello sviluppo di futuri arbitri europei di alto livello.
A parte le quattro big tradizionali, Germania, Olanda, Inghilterra e Spagna c’è anche un rappresentante francese, mentre gli altri tre sono dell’est Europa dalla martoriata Ucraina a due federazioni non certo di primissimo piano come Lituania e Bulgaria.
La FIH ha visto nei decenni scendere il nostro livello dai fischietti che diressero le olimpiadi, compresa una finale olimpica, alle principali competizioni mondiali dalle World Cup di ogni genere e specialità a semplici comparsate come arbitri nazionali o designati in competizioni di scarso contenuto tecnico. Pochi quelli che hanno potuto partecipare a corsi di questo genere fra gli ultimi il genovese Fiorenza.





