Dopo aver vinto con l’HC Elektro Eur il titolo indoor nel 1975 conquistò anche il primo campionato brasiliano nel 1979. Questa è la storia del romano che cresciuto nei centri CONI, poi nell’H.C.Roma, rientrato in Italia giocò anche con Marilena HC Eur
Nella foto la squadra dell’HC Elektro Eur con Massimo Piergallini, quarto in basso da sinistra assieme a (da sinistra in alto) Manlio Lorenzetti, Franco Anglana, Spartaco Coletta, Roberto Ferrari, Ivo Novelli, Marco Gasbarra, Giancarlo Carlini, Luigi Gavioli, Vincenzo Miceli, Adriano Da Gai, Roberto Da Gai, Mauro Bartezzati
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Vi ho raccontato la storia brasiliana che ha visto come protagonista Massimo Pieregallini. Ora lascio la parola all’artefice di quello che fu il primo lancio del nostro sport nella patria del calcio: “Nel 1978 ero in Brasile e prima di trasferirmi , parlando con il caro Zino che non era ancora segretario della federazione, decidemmo insieme che avrei tentato di capire se esistesse una federazione brasiliana di hockey. Dopo qualche tempo lo scoprii. In una stanza molto piccola trovai un signore che era il segretario della locale federazione che mi accolse molto bene, forse ero il primo che conoscesse che faceva il nostro sport. Era un piccoletto di Macao, che aveva messo su una squadra con amici di Macao, che giocavano insieme, solo la domenica, in un campetto recuperato da ….chissà dove, ma aveva porte da hockey e i portieri avevano cosciali e guanti allora regolari”.
– Dopo questa prima squadra che hai scoperto, cosa hai pensato di fare: “Parlando con il segretario di Macao gli dissi che avrei contattato le varie aziende che ricevevano questo loro personale che sarebbe rimasto per più anni in Brasile. Nel giro di 3/4mesi contattai : I tedeschi della Bayer, i belgi della Van der Hyden di Bruxelles, anche la ex Morita giapponese, una azienda spagnola e scovai anche un club Inglese già funzionante.”
– Chi erano questi inglesi? “Quelli che tu hai già citato nel tuo articolo precedente. Il club si chiamava SPAC e loro erano i classici “spacconi”, collegati ai Lloyd di Londra. Erano però molto organizzati in una bella cornice con addirittura due campi da hockey a disposizione. Avevano due squadre maschili e due femminili, ma quando proposi loro la partecipazione a un torneo brasiliano con altre squadre acconsentirono solo alla presenza di una squadra maschile, mentre le altre avrebbero continuato a giocare fra loro”.
– Le altre squadre invece, come sono nate? “Non fu difficile, l’hockey per chi lo ha praticato resta una droga. Nel giro fra le aziende che avevo prospettato al cino-portoghese di Macao, riuscì a quagliare con i belgi, con gli olandesi, gli spagnoli e con i tedeschi dove ho anche giocato e vinto il piccolo campionato”.





