Hikikomori è un fenomeno che oggi in Italia impatta su mezzo milione di persone. La migliore prevenzione è mantenere o se possibile facilitare il loro inserimento nel gruppo squadra. Internet e i social sono la conseguenza non la causa. Lo sport offre motivazioni intrinseche
Nella foto la prolusione dello psicologo Crepaldi
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In cosa consiste questo fenomeno sbocciato in Giappone nel terzo millennio, ben prima del Covid che lo ha solo messo in evidenza? L’hikikomori è un fenomeno di ritiro sociale (appunto hikikomori in nipponico) patologico che si manifesta con un isolamento volontario e prolungato dalla vita comune, confinati nella propria casa, spesso limitati alla propria stanza. In questo caso si isolano anche dalla famiglia . Sì tratta generalmente di adolescenti, ma non solo, che m on escono più di casa o escono di notte per non farsi vedere o fingono di andare a scuola e poi vagano come ombre invisibili per la città.
Lo ha spiegato Mario Crepaldi, psicologo presidente della fondazione Hikikomori, nel corso di un affollato convegno organizzato in collaborazione con Panathlon, Veterani dello Sport e ANSMeS, presieduta in Liguria dall’hockeista Franco Melis e patrocinata da regione Liguria, CONI regionale Direzione scolastica regionale e comune di Genova.
Il fenomeno è legato alla bassa natalità non a caso è diffuso in Corea (339.000 casi) Giappone (l’1% della popolazione)e Italia le nazioni con gli indici più bassi al mondo. Prima responsabile e prima difesa è la famiglia. Sono ragazzi intelligenti (130 e più di QI) ma con basse competenze socioemotive, all’80% maschi all’80% perché legato al tema della virilità.
Nell’era della comunicazione è impensabile che ci siano persone invisibili, che decidono di ritirarsi, di non partecipare attivamente alla società, smettendo di comunicare con il mondo esterno e che sia difficile fare qualcosa per loro. Però è così. Il ruolo dello sport è soprattutto di prevenzione. Invece è la prima istituzione a venire abbandonata perché vissuta come opzionale e gli hikikomori faticano a gestire l’ansia da prestazione.





