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#personaggi DALL’HOCKEY AL GHIACCIO I PRO E I CONTRO

Non ha giocato alle olimpiadi, ma ha sicuramente guadagnato di più lui con lo sport che tutti i suoi compagni di accademia messi insieme. Questa è la storia di un ragazzo indo canadese della British Columbia che è passato da un hockey all’altro. Ora allena a Vancouver 

Nella foto il selfie con lui fatto in un incontro casuale in una situazione inaspettata

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Si chiama Arvin Atwal avrebbe potuto fare le olimpiadi a Tokyo e forse aiutare il Canada a qualificarsi anche per quelle di Parigi, ma quando era ancora adolescente e frequentava a Surrey, vicino a Vancouver, la United Brothers Academy, fondata da Tejinder Aujla su suo consiglio, viste le sue spiccate qualità fisico atletiche, scelse l’hockey sulghiaccio, che alternava già con profitto al nostro hockey. Così in 12 anni di carriera professionistica ha giocato in sei diverse leghe: tre in Nordamerica e tre in Europa fra cui l’austriaca Win2days Ice hockey League la più prestigiosa che annovera squadre di sei nazioni diverse (Austria, Italia, Croazia, Slovenia Cechia e Ungheria). In particolare, ha giocato a Brunico con il Pustertal Wolves e a Lubiana con l’Olimpia. Invece, in Germania ha pattinato sulle piste della Deutsche Eishockey Liga con il Bietigheimer Steelers e in Slovacchia con HK Spisska Nova Ves. 

Le leghe americane che l’hanno visto protagonista sono state le WHL, ECHL e AHL la squadra più importante in cui ha militato è il Rochester Americans che ha più volte vinto il titolo nella AHL, mentre nella ECHL ha vinto la regolar season 20/21 con Florida Everblades.

Così la sua promettente carriera hockeistica è finita presto mentre alcuni fra i suoi compagni di squadra di allora come Brandon Pereira e Sukhi Panesar hanno giocato le olimpiadi di Tokyo, ma lui sicuramente ha guadagnato di più di tutti i ragazzi che hanno fatto la United Brothers Academy, non perché gli altri non valessero, ma perché l’hockey su ghiaccio ha molte più possibilità di retribuire i suoi campioni.

Renato Sirigu

Fra me e L’hockey è amore profondo. La scelta di chiamare Hockeylove questa creatura è la prova. L’ho giocato, l’ho insegnato, ho allenato, ho arbitrato, ho organizzato, ne ho scritto tanto quanto mai nessuno al mondo, dal 1975 ad oggi. Onesto, sincero, diretto. Come un hit bene eseguito. leggi di più sull'autore