La FIH ha perso un’occasione d’oro per ottenere un consigliere in quota atleti. Sono sette invece i candidati ammessi senza riserve alla corsa per la presidenza del CONI, due sono stati dichiarati non idonei un altro – Franco Carraro – è sotto esame. Per queste posizioni c’è ancora la possibilità del ricorso come previsto dalla delibera del consiglio nazionale 1772 /2024 in tema di candidature.
Nella foto l’85nne Franco Carraro: sarebbe il candidato ideale ma su di lui pende il veto di legge e di conseguenza del governo
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Al momento sono sicuri ai nastri di partenza della corsa che si concluderà il 26 giugno Duccio Bartalucci, Luciano Buonfiglio, Mauro Checcoli, Pierluigi Giancamilli, Carlo Iannelli, Giuseppe Macchiarola, Luca Pancalli. Franco Carraro però ha preparato una nota legale1 e spera di superare l’ostracismo del ministro Abodi.
Se per Saimon Conti ed Ettore Thermes i margini sono molto ristretti, per Franco Carraro la commissione elettorale centrale (Alvio La Face, Michele Signorini, Alessandro Cherubini) è stata di manica larga: ovvero non ha considerato la nota ufficiale . Richiesta da Malagò – firmata e trasmessa dal ministro Abodi che ha ricordato – anche in interviste TV – il divieto di candidatura, a chi abbia esercitato tre mandati. Ovvero la fronte primaria cioè la legge dello Stato è stata bypassata rimandando la questione “agli organi decisionali di grado superiore” ma solo in presenza di un eventuale ricorso di parte. Che andrebbe indirizzato al collegio dei revisori dei conti del CONI.
Franco Carraro è stato presidente del CONI fra il 4 agosto 1978 e il primo maggio 1981, poi per l’intero ciclo olimpico successivo e infine fra il 24 aprile 1985 e il 19 luglio 1987, quando di dimise perchè nominato ministro del turismo spettacolo e sport nel governo Goria. Sia il primo che il terzo mandato avevano superato la soglia della metà del quadriennio, richiesta oggi dalla legge.
L’ex socialista già – come il padre – presidente del Milan, poi della federazione sci nautico, tre volte della FIGC del CONI e ministro, senatore dal 2013 al 2018, membro del CIO ha un curriculum, un’esperienza e un carisma senza pari. Sarebbe il candidato ideale per la transizione senza traumi, malgrado suoi 85 anni. Però … ci sono quei tre mandati che collidono con la legge e che potrebbero innescare anche in assenza di ricorso in una querelle giudiziaria – magari promossa dallo stesso governo – che non farebbe certo bene allo sport italiano.
L’altra candidatura forte è quella di Pancalli ex presidente del CIP che ha lasciato la via aperta verso la presidenza paralimpica a De Sanctis, confermato a settembre presidente della federbocce.
Gli altri candidati sono Luciano Buonfiglio presidente in carica della canoa, il consigliere del pentathlon Pierluigi Giancamilli, Duccio Bartalucci che arriva come l’olimpionico Mauro Checcoli dalla FISE ma è stato appena trombato nella corsa a quella presidenza, il cavaliere pluri medagliato è una possibile carta di scambio del suo presidente Di Paola che concorre per un posto in giunta. Infine, Carlo Iannelli padre di un giovane ciclista morto in un incidente di corsa e il medico sportivo della federboxe Giuseppe Macchiarola. Tranne un paio, candidature più di provocazione o di scambio che d’altro.
Come lo è quella reiterata dopo l’insuccesso di 4 anni fa di Luca Di Mauro al ruolo di membro di giunta CONI. A proposito di hockeisti o suoi dirigenti, non ha certo brillato per attenzione e acume politico Sergio Mignardi visto che il cestista dell’Olimpia Milano Giampaolo Ricci, mai neppure azzurro, è già sicuro di entrare in consiglio perché è l’unico maschio candidato in quota atleti.
Per avere il 50% di riuscita, sarebbe bastato opporgli, che so, la candidatura di un giovane brillante come Davide Gimondo o magari di Fabio Mureddu, per riappacificare le fazioni dopo la campagna elettorale cruenta e ricca di strascichi e squalifiche.
- La linea difensiva preventiva si basa sul principio generale di non retroattività della legge, in questo caso però il parlamento ha voluto mettere un freno immediato al mantenimento delle cariche sportive, anche se svolte senza continuità ed è già stata applicata. Altrimenti la sua forza avrebbe effetti solo dodici anni dopo la sua promulgazione. Ovviamente l’esegesi spetta non al giornalista, ma agli organi competenti e deputati ↩︎





