Nel corso dei decenni sono stati 26 gli atenei che hanno avuto squadre di hockey che hanno partecipato ai campionati nazionali o a quelli universitari. Un vero disastro quello odierno perché in un clima di società poco più che familiari, strutture organizzate come i CUS sarebbero una garanzia di solidità e di sviluppo. I CUS sono stati 53 volte campioni d’Italia con 23 scudetti a 11 e 20 titoli indoor a cui si aggiungono le 9 coppe Italia vinte complessivamente

Nelle foto le squadre 2024-25 del CUS Pisa maschile prato e la panchina del CUS Padova femminile indoor
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Oggi i CUS in attività in ambito hockeistico si contano letteralmente sulle dita di una mano; sono CUS Torino, CUS Genova, CUS Padova, CUS Pisa e CUS Cagliari, all’ultima assemblea elettiva hanno partecipato anche CUS Bologna CUS Lecce e CUS Salerno quest’ultima un’autentico fantasma nel panorama hockeistico. Il CUS Lecce è stato in attività sino a una ventina di anni fa mentre Bologna ha non solo una tradizione antica, purtroppo al momento inaridita, ma addirittura il presidente e il segretario generale di solida estrazione hockeistico.
Questa progressiva riduzione delle società universitarie ha penalizzato e penalizza molto lo sviluppo dell’hockey italiano. Immerso in un mondo puramente dilettantistico e con strutture societarie quasi sempre poco più che familiari anzi familistiche. I CUS che si sono laureati campioni d’Italia almeno una volta fra prato. indoor o che hanno vinto coppe Italia sono. Bologna, Brescia, Catania, Milano (solo come GUF), Padova, Pisa, Genova, Roma, Torino.
Non fu così in un passato neppure troppo remoto. Basti pensare a CUS Messina, CUS Catania, Triest , Brescia, Macerata, Verona, Ancona e andando più indietro nel tempo al CUS Ferrara, Roma, Milano, Modena e Pavia.
Fu invece in campo solo in campionato universitario il CUS Napoli, ma il periodo d’oro dei goliardi fu quello degli albori dell’hockey quando i GUF non solo erano molti e il loro campionato chiamato Littoriale aveva quasi la stessa importanza del campionato nazionale e loro dominavano la scena italiana.
Genova, Trieste, Padova, Bologna hanno poi proseguito sotto altra denominazione altri ancora come Ferrara hanno lasciato traccia. Ma in quegli anni ruggenti per il nostro Hockey scesero in campo anche i GUF di Modena, addirittura secondo nel campionato 1942, Camerino Urbino, Siena, Bari, Sassari. Tutte università ancora oggi prestigiose e che purtroppo hanno sciolto da tempo immemore ogni legame con l’hockey.
Sono stati moltissimi i dirigenti cussini, addirittura tre presidenti nazionali su quattro (Triglia giocatore del GUF Roma Melai e Di Mauro presidenti dei loro CUS), gli azzurri le squadre campioni d’Italia di marca cussina o gufina. Inoltre, a Pisa Padova, Trieste, Genova Bologna gli hockeisti hanno ricoperto o ricoprono l’incarico presidenziale. Eppure i cinque CUS attivi non stanno brillando come potrebbero e dovrebbero. Il CUS Torino l’unico che confermerà la massima divisione con la femminile ha da tempo rinunciato alla sezione maschile. Il CUS Cagliari è virtualmente retrocesso. CUS Pisa (neo promosso a fine stagione) e CUS Padova vivacchiano in seconda serie maschile e femminile ma vanno meglio nell’indoor donne. Il CUS Genova da decenni ha chiuso la femminile e milita in quarta serie maschile. Una situazione che grida vendetta favorita dalla mentalità di chi comanda e pensa che è meglio essere primi in un mondo di gnomi che competitivi in un agone importante.





