Le tre generazioni da Benito a Gabriele passando per Oriano meriterebbero una squadra a loro intitolata. Hanno attraversato due terzi del XX secolo, tutti gli anni del’hockey italiano dell’altro millennio
Nelle foto il Dopolavoro Dipendenti Comunali (1938), Benito è il primo in piedi da sinistra; il Circolo Liceale Bolognese (1947) con Oriano quinto in pedi da sinistra; CUS Bologna (1987) al Barca con Gabriele ultimo in piedi a destra
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Anche Bologna ha una storia di famiglia, lunga quasi 60 anni, come Torino, Moncalvo, Novara, Genova, Castello d’Agogna, Trieste Roma, Cagliari. Scrivo di tre generazioni di hockeisti bolognesi che hanno attraversato la nostra storia dalle origini alla fine del secondo millennio. Sono Benito, Oriano e Gabriele Orsi. Nati rispettivamente nel 1907, 1931 e 1964.
Il patriarca, mancato nel 1971, arrivò all’hockey nel 1938 come dipendente comunale. Il regime fascista aveva da poco lanciato la sua campagna per le olimpiadi di Tokyo 1940. A Berlino nel 1936 l’Italia aveva disertato solo hockey e pallamano. A Bologna nacquero così due squadre: il GUF, il gruppo universitario, e il DC Bologna, il dopolavoro del comune.
I gufini (gli universitari fascisti) erano perlopiù ventenni. Più variegata l’età dei comunali. Benito cominciò a 31 anni. Dopo tre anni di serie B nel 1941 a guerra già in corso conquistò la serie A, ma potè giocare poco, perchè da Forlì – dove il suo generale gli concedeva i permessi settimanali – venne trasferito con il suo reggimento a Metaponto.
Al ritorno dalla guerra, riprese con l’HC Bologna. Il figlio Oriano ormai adolescente lo seguiva al campo. In effetti, come spiegò ad Hockeylove aveva già conosciuto l’hockey: “Prima della guerra mio padre una sera arrivò a casa con quello strano bastone. Gl chiesi cosa fosse. Lui per risposta mi portò all’Antistadio del Littoriale (oggi è il Dall’Ara – NdR) e mentre lui si allenava con la squadra io m’impratichivo con un bastoncino fatto ad hoc”.
Nel 1946 Oriano si unì a una nuova squadra il Circolo liceale – lui frequentava il parificato Malpighi – nel 1947 fece l’esordio in serie B al Grondona di Genova Pontedecimo. Poi passò al CUS Bologna in serie A, ma dopo due stagioni, non essendo universitario venne escluso. Con il padre Benito, andò all’HC Modena, ma la distanza per gli allenamenti era tanta, così i due Orsi dopo due campionati tornarono a Bologna con il Labor, dove Benito faceva l’allenatore e Oriano l’attaccante.
Nel 1958 Oriano entrò in ferrovia, fu assegnato a Piacenza – evitando il trasferimento a Palermo grazie ad un matrimonio galeotto e immediato – e lì allenò il Circolo rotellistico piacentino. Nel 1962 la squadra di Piacenza conquistò le semifinali promozione per la serie A che si disputarono a Firenze, ma il Circolo, che privilegiava i pattinatori, non mandando in Toscana i “pratisti”. La squadra si sbandò e successivamente diventò ACLI Belvedere, ma Oriano nel frattempo venne trasferito dalle FFSS a Vado nell’Appennino bolognese e qui di fatto terminò la sua carriera con il bastone che finì in soffitta.
Intanto, nel 1964 nacque Gabriele. Il bimbetto scoprì quello strano attrezzo chiese lumi al padre che gli narrò la storia. Ma quella era una reliquia. Per cui il pargolo apprese i rudimenti dell’hockey nel lungo corridoio a ferro di cavallo della casa giocando con una pallina da tennis manovrata da un ombrello usato al contrario, con il manico a fungere da pipa del bastone.
Gli anni passavano, siamo al 1972, Oriano il ferroviere tornò a Bologna. Abitava vicino al Barca, dove si era insediato il campo di hockey. Padre e figlio andarono a vedere una partita. Era CUS Bologna – HC Bra, finì 0-2 con due gol dell’indiano Inder Singh, che 4 anni prima a Città del Messico aveva vinto il bronzo olimpico. Per Gabriele fu una folgorazione.
Oriano invece, ritrovò un vecchio compagno del CUS, Giorgio Pagni – guru dell’hockey felsineo – gli portò Gabriele che cominciò la sua carriera. Il fisico e la buona tecnica lo promossero presto dalla squadra allievi alla juniores.
Nell’81 avvenne l’esordio in serie A contro l’Eur Marilena come terzino sinistro. Arrivò anche qualche convocazione per raduni della nazionale, senza però mai il battesimo ufficiale. Nella stagione 1984/85 visse l’esperienza del militare allo SMEF di Orvieto, la squadra degli azzurrabili in grigioverde.
Anche per Gabriele il lavoro rappresentò un ostacolo allo sport di alto livello. Passò all’HC Bologna squadra di vecchie glorie come Nanetti, Forni, Giuliano Lambertini e tanti altri ex nazionali con alcuni giovani che nel CUS non trovavano spazio. Stravinsero la serie C, passarono in testa nella B, ma il salto in A2 sarebbe troppo oneroso. La società tirò il freno e la squadra perse entusiasmo.
Gabriele lasciò l’hockey nel 1995. Però restò legato all’ambiente. Da ex cussino che odia “quelli del San Mamolo” – la squadra che ha generato l’attuale HT Bologna – dedicò agli antichi rivali, lui che come seconda passione ha la musica, l’inno della squadra con il vecchio saluto “Parlàmi bela bala … un occ, un cc, un occ!”
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