L’apice sportivo lo raggiunse nonno Dario con lo scudetto del 1948 (HC Trieste), il culmine di vita vissuta lo toccò papa Federico – medico rianimatore – quando nel 2018 salvò la vita al tedesco Nico Burger. Il top numerico spetta ai nipoti Jacopo e Mattia che porta a 4 i membri di questa famiglia di hockeisti triestini
Nelle foto le tre generazioni Bais
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Dario Bais, il capostipite di questa dinastia giuliana, fu con Aldo De Bortoli uno dei principali artefici della nascita e poi dello scudetto dell’HC Trieste nel 1948. Nonno Dario partito nel 1941 dalla GIL Trieste giocò con l’HC sino al 1957.
Il passaggio da GIL (gioventù italiana del littorio, l’organizzazione studentesca del fascismo) a HC Trieste fu mediato dall’US Triestina, che sopperì alla mancanza di soldi della GIL Trieste hockey e assunse in carico come sua sezione la squadra che era stata promossa dalla serie B prendendo il posto del GUF Trieste appena sciolto dopo il campionato 1942 per la chiamata alle armi di molti giocatori. Dario Bais giocò 11 delle 13 partite di quell’anno e giocò ancora, ma tra il 1957 e il 1961 i Bais uscirono di scena.
La storia di Federico (1961) partì da lontano ma non grazie al padre. Da bambino gli piaceva il basket, riscoprì l’hockey nel 1969 grazie alla visita nella sua classe di Carmine Tonon e Romano Colonna, due hockeisti del CUS Trieste alla ricerca di giovani adepti. Federico dopo quel casuale incontro a scuola cominciò la sua vita da hockeista. Poi visse una serie di incidenti e chiuse con l’hockey. Nuova interruzione sino a quando i figli anni dopo vollero ripercorrere le tappe del nonno e del papà e anche dello zio Stefano fratello di Federico giocando nella AR Fincantieri con Tojo Kolaric, uno se non il maggiore reclutatore nella storia dell’hockey in FVG.
Federico li accompagnava, ma solo da genitore. Poi, ricolpo di fulmine, riprese in mano la stecca – come la chiamano in Venezia Giulia – e partì la nuova stagione con veterani dove è diventato una stella. E in questa nicchia molto vissuta è diventato una star. Non solo per le sue benemerenze sportive quanto per un’impresa da medico rianimatore qual è.
Federico nel 2018 assurse alla meritata celebrità per aver letteralmente salvato la vita nel corso di un torneo master a Nico Burger hockeista tedesco 55nne di Amburgo. Quando a Roma sul campo via Avignone lui di professione medico anestesista rianimatore, che stava giocando con la sua stessa maglia: l’arancione dell’HC Pistoia, mise in campo la sua scienza.
Sin qui niente di strano, ma se “Sliding in door” in quel citato 1969 il piccolo Federico non fosse andato a scuola magari per un fastidioso raffreddore, oppure non fosse suonata la sveglia. Insomma, si fosse perso la visita di Carmine Tonon e Romano Colonna, i due hockeisti del CUS Trieste alla ricerca di giovani adepti. Non avrebbe mai conosciuto Nico Burger, malgrado fosse figlio di un campione d’Italia del 1948 nelle fila dell’HC Trieste, perchè a lui piaceva il basket non l’hockey. Invece, quella mattina Federico andò a scuola e cominciò così la sua vita da hockeista non ricca di particolari successi.
I figli però tanti anni dopo vollero ripercorrere le orme del nonno e del papà, giocando con Tojo Kolaric nella Fincantieri. Federico li accompagnava, ma solo da genitore. Poi, ricolpo di fulmine, riprese in mano la stecca – come la chiamano in Venezia Giulia – e giocò ancora. Anche questa volta il caso, il destino, la dea Fortuna.
Di tutto questo, Nico Burger quando si accasciò al suolo sul sintetico di via Avignone, non sapeva nulla. Andò in arresto cardiaco, però respirava ancora, il polso era presente. Sudava come una bestia.
Federico Bais in un attimo attraversò il campo a 7, attratto dalle urla del portiere. La dea bendata lo aveva accompagnato a Kukes, Nassiria, Herat dove è stato con la Croce Rossa. E ora accompagnava Nico Burger, tedesco di Amburgo, nelle braccia e nelle mani sapienti del quasi coetaneo triestino.
Il respiro si bloccò, il polso si perse. Arrivò anche il defibrillatore, due scariche, il massaggio cardiaco, la ventilazione. Due fiale di glucosio al 33% perché Nico è anche diabetico e questa potrebbe essere una delle concause dell’accidente. Alla fine Arriva il 118. Nico andò in ospedale, verso la vita. Giocherà ancora a hockey. Tante partite.
Veniamo alla terza generazione Mattia (1996) nipote di uno dei grandissimi dell’hockey giuliano, ma il bastone lo scoprì seguendo le orme non del nonno ma di papà Federico e del fratello Jacopo (1995). I due hanno giocato insieme nel campionato 2013 nella formazione B.
Cresciuti nel vivaio biancoceleste di AR Fincantieri, fece tutta la trafila delle giovanili sotto la guida del compianto Tojo Kolaric. Mattia esordì in serie A2 nella stagione 2012/2013 e poi partecipò alle stagioni di A1/M e nella stagione, prima della rinuncia, era stato protagonista di una sofferta e per questo ancora più meritevole salvezza in A2/M. Poi le vicissitudini del ritiro la quasi scomparsa di AR Fincantieri, il tentativo con Dante Tommasini e altri di rifondare l’HC Trieste. E qui la storia si chiude.
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