I media di main stream, soprattutto le TV, fanno splendidi racconti ci mostrano bellissime immagini di atlete e atleti con disabilità fisiche, rigorosamente classificate per consentire una competizione fra pari, ma dai giochi mancano le ragazze e i ragazzi simbolo anche nelle nostre strade, nelle nostre scuole, nella nostra vita della disabilità. Perchè?
Nelle foto alcuni dei nostri campioni più speciali
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L’hockey italiano ha un grande merito, possiamo discettare su i nostri difetti pubblici e privati, ma un merito c’è. Le pari opportunità che da una dozzina di anni la FIH riserva alla disabilità intellettivo relazionale e da diverso tempo al loro simbolo più evidente i ragazzi con sindrome di Down classificati come II2 dalla Virtus membro fondatore del Comitato Paralimpico Internazionale e federazione Internazionale per atleti con disabilità intellettiva. Quel che in Italia sono più noti come C21 per la presenza supplementare del cromosoma 21.
Da hockeista che spera di vedere questi ragazzi, con gli altri intellettivo relazionali a Los Angeles 2028, mi chiedo, vi chiedo cosa possiamo fare?
Queste sono le categorie previste dalla Virtus:
II1 categoria dedicata agli atleti con QI <75;
II2 categoria dedicata agli atleti con Sindrome di Down;
II3 categoria dedicata agli atleti autistici ad alto funzionamento.
In Italia la FIH, per ora ma è già moltissimo, organizza competizioni per le prima due categorie, con un QI anche leggermente superiore per la prima, limite riconosciuto anche dalla federazione europea (EHF) e presto anche da quella internazionale (FIH/IHF)





