L’ex Leona (4 presenze con l’Argentina) ha vestito con onore e dedizione la maglia azzurra durante due cicli olimpici e con tre c.t. Il distacco di questa giocatrice simbolo è l’occasione per riflettere sul solco che si è via via creato fra Italrosa e hockey italiano, la necessità di un rinnovamento e soprattutto l’integrazione fra azzurre e giovanissimi hockeisti affinché le nazionali diventino volano di entusiasmo
Nella foto Lara Oviedo riceve l’omaggio da Pulpi Puglisi
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Lara Orvieto dopo 7 anni lascia la maglia azzurra che aveva vestito la prima volta il 21 giugno 2017 in occasione della semifinale di Word league a Bruxelles e si congeda con 77 presenze e 37 goal. Fuori protocollo prima della partita contro la Polonia le era stato consegnato un mazzo di fiori e le sue compagne hanno preparato un quadro con cui si certifica il suo percorso azzurro, manca l’ultimo gol messo a segno su azione di corto contro l’Ucraina perché il quadro è stato preparato prima. Tutto questo pensato organizzato e realizzato dal gruppo azzurrehockey. Anche in questa circostanza la FIH si è dimostrata assente come quando Terry Dalla Vittoria è stata festeggiata per la sua 50ª presenza un altro obiettivo individuale centrato a Douai.
Se pensiamo che a rappresentare la FIH era l’olandese Myrte Hagemans che si destreggia nel ruolo operativo di team manager ma, ovviamente ha una autonomia limitata, se a questo affianchiamo il fatto che i due tecnici argentini Andres Mondo e Pablo Fernandez, che danno più indicazioni in lingua spagnola che in italiano durante le partite, sono avulsi dal nostro contesto e non hanno propensione a legare neppure con i loro colleghi internazionali e neanche con il gruppo sparuto di genitori tifosi che – pur cambiando negli anni sostituendosi l’un con l’altro via via che si avvicendano le figlie titolari – vengono ignorati e quindi il loro sostegno si limita a quello che possono dare dagli spalti, o come fa il volontario Paolo Puglisi con foto e clip che inoltra all’ufficio stampa della FIH. Ecco. se pensiamo a tutto ciò il quadro prende corpo.
Una squadra questa, in molti suoi elementi coesa come un club ma che non ha contatto alcuno con la realtà hockeistica italiana. Il problema è che per i nostri e le nostre giovani queste atlete sono delle perfette sconosciute e non si riconoscono in loro a differenza ad esempio dei giovanissimi francesi presenti in massa a queste qualificazioni quando ha giocato e vinto la loro nazionale in cui si identificano profondamente. È quindi da ripensare il modello di nazionale. Esempi ce ne sono sia nello sport italiano che in quello internazionale ma non vanno copiati, vanno colti quegli spunti che sommati fra di loro possono integrarsi e sostenere nel contempo il nostro mondo perché le nazionali devono diventare un volano di entusiasmi.





