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#olimpiadi QUANDO VEDREMO L’ITALIA DELL’HOCKEY A CINQUE CERCHI? 

Non prima di 8 forse 16 anni. La lezione imparata è che non ci sono scorciatoie: non un residenziale, non squadre costruite oltre oceano, ma progettazione programmazione applicazione costanza e volontà, cioè il lavoro 

Nella foto l’ultima Italia che si avvicinò alla qualificazione olimpica nel 2019. Lo fecero anche le azzurre nel 2008, nel 2012, meno nel 2015. Lontane invece nel 2024

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Quale può essere il futuro azzurro in chiave olimpica? Ripartire con primo obiettivo fissato nel 2032, raggiungibile con una nazionale – mantenendo prime squadre competitive per quanto possibile – che lavori dal basso con le società in attività decentrata e contemporaneamente un campionato ricostruito e più attraente.
Due sono le premesse d’obbligo: consolidare le società attualmente esistenti con un progetto di cofinanziamento finalizzato alla crescita prima quantitativa e di conseguenza, si auspica, qualitativa; scolpire a chiare lettere che i progetti non vanno solo enunciati ma applicati e perseguiti con il lavoro quotidiano e ininterrotto. 

Un esempio pratico? Hockeylove in vent’anni è passato da oscuro sito societario (Superba HC) a medium di informazione leader in Italia e noto in tutto il mondo, con numeri da capogiro rispetto all’asfittico panorama hockeistico nazionale. Per ottenere questo –  di fatto lavorando da solo – non ho mai mancato un giorno – neppure quando un anno fa fui ricoverato d’urgenza – di far sentire con almeno una news la presenza quotidiana di Hockeylove a tutti voi.  

Ultima considerazione, ineludibile nel mondo attuale che cambia prospettive possibilità e ipotesi ogni giorno, considerare che non può esistere “IL” progetto, ma un progetto flessibile, sostenibile e adattabile ai mutamenti che verranno che ad ora non conosciamo.
Ai più attenti non sarà sfuggito che non esista un modello Italia, un modello CONI, come non esiste un modello hockey a livello mondiale. I risultati ottenuti dalla scherma (FIS) hanno seguito un percorso molto diverso da quello compiuto da nuoto (FIN) – ricordo i quattro ori olimpici vinti dalla pallanuoto – che è lontano dalla pallavolo (FIPAV) o dalle altre 21 federazioni (FSN) olimpioniche (ovvero che hanno vinto almeno un oro olimpico), escluse quelle invernali. 

Come di converso nell’hockey i benchmark vincenti sono diversissimi. Si spazia da quello europeo e argentino basato sui club, a quello anglosassone fondato su scuola college e università, a quello asiatico sui corpi militari, le aziende private e di Stato, infine quello statalista dell’estremo oriente.Nell’hockey anche i campionati rispecchiano queste diversità: dal rigido sistema a serie e girone unico di vertice dell’Europa ai tornei finali, dopo e anche senza attività locale, degli altri continenti.
Un nuovo modello italiano, il primo dopo quello fascista, non può non tenere conto di tutte queste premesse. 

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Renato Sirigu

Fra me e L’hockey è amore profondo. La scelta di chiamare Hockeylove questa creatura è la prova. L’ho giocato, l’ho insegnato, ho allenato, ho arbitrato, ho organizzato, ne ho scritto tanto quanto mai nessuno al mondo, dal 1975 ad oggi. Onesto, sincero, diretto. Come un hit bene eseguito. leggi di più sull'autore