La responsabilità non è del CT italo argentino come il suo staff che esegue ciò che Mignardi e Pagliara gli chiedono, tanto meno delle azzurre che ogni volta giocano al limite delle loro possibilità. L’errore sta nel proseguire un percorso che non ha più logica, non ha legami con l’hockey italiano, non porta a risultati, depaupera il già flebile movimento: però a Douai spezzeremo le reni a Turchia, Svizzera e Lussemburgo
Nella foto Federica Carta, la cagliaritana gioca in Spagna, mentre a Cagliari hanno giocato altre 5 azzurre
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La svolta in chiave argentina avvenne nel quadro del progetto residenziale proposto da Fernando Ferrara. L’opzione d’oltre oceano continuò anche con le successive gestioni di Carta e Justus. Ogni volta l’obiettivo non venne centrato. Se in quei tre momenti pur a distanza di anni fra loro, c’era una logica adesso non prendere atto che quella strada non solo non ha portato agli obiettivi fissati ma sta depauperando il patrimonio che seppure a fatica il movimento dei club prova a costruire.
Ci troviamo di fronte non solo a mancanza di progettualità e di programmazione ma soprattutto a una totale assenza di idee. Sotto accusa chiaramente non sono le atlete, tutte ottime e professionali che si impegnano per quanto possono. Basta lo dicono gli hockeisti io mi limito a dire che basterebbe usare le dita di mani e piedi per contare: sono 20 come le convocate per la trasfera a Vienna inviata della qualificazione europea che si terrà in Francia.Le cinque dita della mano sinistra possono essere associate alle cinque azzurre di scuola italiana che giocano all’estero, le cinque dita della mano destra sono cinque italo argentine che hanno giocato in élite. La restante metà – che in questa metafora associamo alle dita dei piedi – sono giocatrici di scuola argentina, sette delle quali non hanno mai neppure giocato una partita nei campionati italiani. Questo significa che nessuna di loro porta stabilmente e con continuità ciò che apprende in nazionale nel campionato di élite … sì chiamatela pure élite, ma intanto la fuga verso l’estero aumenta e l’arrivo di giocatrici spesso molto modeste in cerca del doppio passaporto per collocarsi poi nelle serie minori di Belgio Francia e così via continua.
Mai nessuna federazione sportiva nazionale del CONI ha insistito per tanto tempo e così a lungo in modo continuativo su una politica di questo tipo senza ottenere risultati apprezzabili e senza interrogarsi sul perchè. Una scelta che alla fine disconosce il talento italiano presente, non lo coltiva, non lo incentiva, non lo promuove. Il basta di cui sopra è il caso di proclamarlo ad alta voce. Fermate i motori, invertite la rotta, cominciate a progettare e di conseguenza a programmare una nazionale italiana che non dico a Los Angeles forse neppure a Brisbane ma nel centenario dell’hockey in Italia possa puntare con decoro alla partecipazione olimpica.
Portieri: Lucia Caruso, Agustina D’AscolaDifensori: Victoria Cabut, Francesca Gilardi, Sofia Laurito, Sara Puglisi, Ilaria SarnariCentrocampiste: Elettra Bormida, Federica Carta, Teresa Dalla Vittoria, Maria Inaudi, Guadalupe Moras, Ailin Oviedo, Agustina Fiorelli, Ivanna PessinaAttaccanti: Antonella Bruni, Maria Paz Lunghi, Delfina Granatto, Candela Carosso, Lara OviedoNate in Italia (5): Elettra Bormida, Federica Carta, Teresa Dalla Vittoria, Sara Puglisi, Ilaria SarnariHanno giocato nel 2024 in Italia (6): Candela Carosso, Agustina D’Ascola, Agustina Fiorelli, Francesca Gilardi, Delfina Granatto, Maria Inaudi





