Tre generazioni, due cognomi, sei hockeisti. I Cecca Blom rappresentano una delle maggiori piramidi dell’hockey italiano, con qualche venatura olandese e una trentina di presenze nelle varie nazionali A
Nella foto dell’Aprile 1981, scattata al Tazzoli, Antonella a 14 anni era già entrata in nel giro azzurro delle giovanili e Alberto – 12 anni – si divertiva con il mini hockey
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Il capostipite è Luciano Cecca uno degli hockeisti più conosciuti in Italia. Il suo impegno diretto ha oltrepassato il mezzo secolo. Cominciò nel 1957 anche se il suo esordio, ritardato dal calcio, avvenne nel 1959 e finì come presidente del comitato regionale Piemonte nel 2021. Fu uno dei precursori dell’indoor: vinse nel 1969 il primo torneo internazionale giocato in Italia, nel 1972 si aggiudicò il primo scudetto della specialità e fu il primo capitano della nazionale in una competizione ufficiale nell’Italia a guida Melai a Vienna con altri due torinesi (Picco e Serra) in mezzo a tanti padovani e al romano Tito, anche se incredibilmente la prima scelta era stata Tomei.
È stato consigliere federale con Triglia e Sergio Melai (dal 1975 al ’77 e dal dicembre 1996 al febbraio 2001), nel mezzo dopo la sua fuori uscita dal CUS Torino fondò con Ugo Dattilo gli Oranje Boys che altro non sono che l’odierno HCU Rassemblment.
I suoi due figli Antonella e Alberto hanno giocato entrambi nel CUS Torino, la maggiore ebbe anche un’esperienza pluriennale con le Oranje Girls prima di tornare al CUS e poi di trasferirsi in Olanda. Dove molti anni dopo ha rappresentato quella federazione agli europei over 50. Decisamente importante la sua storia azzurra, che cominciò nelle giovanili poi ebbe il suo esordio in Coppa delle Alpi il 27 giugno 1986 (Italia – Austria 4-0) a cui seguirono altre 12 presenze compreso un europeo e si concluse con la tournée in Cina dell’autunno 1987. Alberto di due anni più giovane ha giocato sino alla under 21 in particolare anche lui come il padre ha eccelso nella specialità indoor dove giocò un europeo juniores sotto la guida di Roberto Picco.
La terza generazione è rappresentata dai nipoti e qui entra in gioco il cognome Blom. Anche René, già attaccante del Zandovoort, il padre di Fabio e Alessia fu un buon hockeista. Dell’ex azzurro legato ancora alla cronaca appena passata sapete molto: ricordo solo le 15 presenze con la nazionale A più 5 con l’U21 dove a Calais fu premiato come miglior giocatore e i tre anni di Hoofdklasse con il Klein Zwitserland.
Meno si conosce della sorella Alessia, tecnicamente più talentosa ma senza la dinamicità del fratello. Mentre Fabio ha abbandonato dopo gli studi e l’avvio della sua professione medica l’hockey agonistico e ora gioca only for fun, con i Reigers in Overgangklass, la terza serie olandese. Alessia ha appena deciso di riprendere – dopo una pausa universitaria- e ha sostenuto un importante provino in un club olandese e vista la sua età potrebbe anche ritornare sui campi con maggiore interesse. Qualche anno fa ci fu anche la tentazione di sottoporla al giudizio delle squadre nazionali azzurre ma la cosa non si concretizzò.
Luca è il nipote più giovane figlio di Alberto ha giocato sempre a Torino sino all’under 16 ma poi ha abbandonato precocemente e comunque ora anche lui sempre per motivi di studio si è trasferito in Olanda.





