Fa sorridere la riscoperta di De Coubertin dopo aver ricorso e rincorso per un quadriennio a professioniste argentine. Che vanno ringraziate, come le altre azzurre e non svilite per quanto hanno dato fra incapacità gestionale e cambi continui di allenatori e quando invece da cambiare è chi governa
Nella foto il responsabile del SSN
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“Come Federazione siamo molto contenti perché abbiamo fatto tante cose, partecipando a tante competizioni”. Questa l’ineffabile dichiarazione del responsabile SSN nonché vice presidente vicario della FIH dopo i disastri – perché nello sport agonistico perdere sempre è un disastro – fatti dalla sua gestione con la complicità dell’intero vertice federale. Mai un’assunzione di responsabilità. Mai il buon gusto di dire “abbiamo sbagliato”.
Straparla di avversarie professioniste quando l’unica nazionale a fare massiccio ricorso a giocatrici che vivono di hockey è l’Italia. Le altre federazioni non hanno o ne schierano pochissime giocatrici professioniste hanno una gestione professionale, la FIH ne contrappone una peregrina: questa la differenza. Nel 2023/24 nessuna nazionale (indoor, 11, assoluta giovanile) ha centrato un risultato utile: solo la U18/F del retrocesso – non licenziato perché ha un contratto blindato – Roberto Carta. E quando s’intravvedeva qualche miglioramento (van Hesteren, Justus, ma anche Treno nell’indoor) allenatori cacciati o non riconfermati.
Dopo il viaggetto in Oman – meta turistica fra le più in voga oggi – arriva la scoperta dell’hockey 5s. Sono almeno tre anni che lo glielo dico e lo scrivo, hanno fatto (Mignardi in primis) orecchie da mercante. Per scoprirlo bastava andare a Cairo Montenotte dove esiste un impianto di eccellenza risparmiando i soldi della gita in Oman che avrebbero consentito i raduni alle nazionali indoor che sono mancati per la promozione maschile e per evitare l’invio allo sbaraglio femminile. Riconoscere questo sarebbe onesto intellettualmente.





