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#indoor DOPO TORINO LA PAROLA AGLI ALLENATORI: LALI RIVERO

Il secondo concentramento, che ha seguito quello di Pisa, visto dagli allenatori che non si limitano a parlare delle loro squadre

Nella foto Lali Rivero sullo stesso sfondo usato per gli altri suoi cinque colleghi maschi, chiude i giro di interviste ai coach di élite indoor

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Lei è la sola allenatrice donna del campionato ma lo trova normale e taglia corto. “ Accade così in tutto il mondo, solo in Olanda le donne coach hanno più spazio”.
Il Milano è la società con più convocate in azzurro indoor.
Sono orgogliosa che le nostre ragazze siano chiamate in nazionale, ma giocare in azzurro partitelle tirate il sabato anche no. Non hanno avuto il tempo per spostare l’attenzione dalla nazionale al campionato. Sono d’accordo che la nazionale abbia la priorità, ma forse il tutto andava programmato diversamente e incastrate meglio le date, non si è tenuto conto degli interessi delle società”.
– Oltre questo rilievo, c’è qualcos’altro che non ti ha convinto?
Se dichiari un campionato di élite ti devi preoccupare anche che gli impianti lo siano. Io vivo a Torino e adora la città, ma quella è una palestra che da quando abito qui non ho mai visto sottoposta a un lavoro. Noi e Lorenzoni abbiamo pagato campo e nazionale”. 

– Delle avversarie cosa hai notato o cosa ti ha stupito?
La sola sorpresa è il Riva che ha sempre provato a giocare malgrado manchi di esperienza. Sono giovani e la giocano senza cercare di distruggere. Mi è piaciuta Barion la centrale e ora le altre giovani una del Pisa che però non so chi sia. Il Pisa è squadra sempre complicata da affrontare, nonostante il forte ricambio ha sempre voglia di giocare. Lorenzoni lo conosco bene so quello che fa e può fare. Il CUS Padova ha un ottimo portiere e una buona attitudine all’indoor. Torino è molto fisica, è tosta al limite. Comunque, il campionato è livellato al basso.  Non c’è più la squadra che faccia la differenza. Quattro sono un po’ sopra, ma non come una volta, quando Lorenzoni, San Saba, Torino, Pisa o  Villafranca erano di un altro livello”.

– Come giudichi la vostra prestazione di domenica?
Non  ci aspettavamo quei risultati. Noi abbiamo le nostre colpe. Elettra ci aveva fatto giocare a un ritmo diverso. Galligani è un po’ indietro, ma segue un piano atletico deve prendere il ritmo partita, per questo l’ho lasciata molto in campo. Ad esempio i corti sono stati complicati dal campo, pessimo come ho detto prima, ci è mancata anche la concentrazione. Panchina corta sì? Però l’altra volta non era successo e in realtà abbiamo sempre giocato meglio nel quarto periodo. Noi dobbiamo crescere anche in questo. La colpa insisto è nostra. Però tutto è allenamento per la finale. L’importante è non arrivare quarti per evitare l’incrocio con il primo. Questa fase è un allenamento, è il momento dove provare tutto quello che serve. Per esempio, noi al contrario di Lorenzoni non siamo abituati a un questo tipo di stress”.
– Come vedi il turno di domenica prossima?
Spero che a Padova il campo sia migliore e più veloce. Penso ci sia una tattica complessiva di tutto il campionato, meglio iniziare dal basso del primo concentramento, però se devi fare meno bene è preferibile sbagliare approccio nel secondo che nel quinto turno. Devo programmare la crescita nel mese e mezzo del campionato per arrivare al top alla Final4 che come la salvezza nell’11 è il nostro obiettivo primario”.

Renato Sirigu

Fra me e L’hockey è amore profondo. La scelta di chiamare Hockeylove questa creatura è la prova. L’ho giocato, l’ho insegnato, ho allenato, ho arbitrato, ho organizzato, ne ho scritto tanto quanto mai nessuno al mondo, dal 1975 ad oggi. Onesto, sincero, diretto. Come un hit bene eseguito. leggi di più sull'autore