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#campionati IL TAVOLO DI LAVORO: CONCORDA I PRIMI PUNTI. HOCKEYLOVE CHIUDE LA DISAMINA DELLE RICHIESTE FIH

Gli ultimi tre quesiti posti al gruppo degli esperti Da Gai, Carletti, Figus e Grivel sono – tranne uno – se possibile più inutili dei precedenti

Nella foto in evidenza in alto i punti che oggi Hockeylove tratta, rispetto a quelli su cui gli esperti sono chiamati ad esprimersi

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Un punto i 4 esperti, presenti anche il consigliere eletto – con il mio contributo determinante – in rappresentanza dei tecnici Marco Grossi e in audio il consigliere Faccioli lo hanno esaurito. Si va verso un uso più snello e aderente alla realtà del doppio ruolo giocatore allenatore.
La rigidità sin qui praticata è figlia non di questo consiglio, ma di quello precedente. Quando Enrico Medda, occupava il posto di Grossi e propose questo regime avvalorato da Mignardi che predilige la forma più che la sostanza.
La tesi dei due fu di dare una migliore immagine delle panchina a pubblico e media. Peccato che nessuno si occupò di portare pubblico o giornalisti sui campi di hockey. 

Così le società si ingegnarono ad aggirare la norma procurando titoli da allenatore a prestanome per coprire la realtà persistente del giocatore  – allenatore.
La risposta al quesito ora è di prevedere doppie licenze, maschile femminile, per consentire al tecnico di assumere incarichi raddoppiando il compenso perlomeno sino alle due A1, senza escludere il doppio incarico anche nei campionati maggiori. Stesso ragionamento, escluso l’indoor che richiede decisioni molto rapide, anche per il doppio ruolo già previsto per le categorie inferiori anche per le A1. Cioè gli esperti propongono alla FIH di adeguarsi alla realtà e di vivere l’hockey dei campi e non quelli del palazzo. 

Adesso, rispetto alla pletora dei 15 punti che io ho ridotto a 14 quesiti, ne restano due: l’accorpamento delle finali scudetto con floorball e lacrosse (il quesito scritto dalla FIH in effetti è: finale scudetto Floorball e Lacrosse con Hockey?) E l’equiparazione ai fini dell’utilizzo in campo dei profughi agli italiani (quesito FIH cosi posto: profughi equiparati italiani 2023-24?).

Cominciamo dal primo punto. L’opinione che ho raccolto dal tavolo è che la gestione congiunta e contemporanea delle finali dei tre sport non sia un fatto tecnico ma organizzativo. Quindi se risposta ci sarà sarà molto generica o più facilmente: è un fatto politico sportivo, siete voi gli eletti risolvetevelo. Stessa risposta perverrà alla FIH per tutti i molti argomenti non collegati direttamente al campo di gioco (sanzioni, tasse, indennità ecc.)
Resta il fatto che l’impresa prospettata somiglia alla proposta di far celebrare in contemporanea in una chiesa cattolica un matrimonio cristiano, un Brit Milah (battesimo) ebraico e un funerale musulmano. Tre cose che per durata, richiesta dei luoghi e funzione non possono stare insieme.
Insomma, la solita boutade per fare spettacolo, distogliere l’attenzione dai temi reali. Visto che le date finali dei loro campionati non coincidono con quelli dell’hockey, non prevedono Final4 o Play Off, si giocano su impianti diversi (floorball) o con tracciatura dissimile (lacrosse), quindi non possono neanche concentrare più pubblico nello stesso luogo e nello stesso tempo. Non gli è bastata la figuraccia della dimostrazione congiunta in occasione della Super Coppa?  

L’equiparatone dei profughi, deve prima definire l’ambito dei profughi che viene così definito anche in ambito politico internazionale “è un termine generico che indica chi lascia il proprio paese a causa di guerre, invasioni, rivolte o catastrofi naturali”. È chiaro che chi ha lasciato la patria prima che scoppiasse la guerra o fossero esplose rivolte o catastrofi naturali non può essere considerato profugo.

Renato Sirigu

Fra me e L’hockey è amore profondo. La scelta di chiamare Hockeylove questa creatura è la prova. L’ho giocato, l’ho insegnato, ho allenato, ho arbitrato, ho organizzato, ne ho scritto tanto quanto mai nessuno al mondo, dal 1975 ad oggi. Onesto, sincero, diretto. Come un hit bene eseguito. leggi di più sull'autore